Il vescovo Daniele ha presieduto la veglia in preparazione alla 100ª Giornata missionaria mondiale, nella chiesa parrocchiale di Ripalta Nuova, la sera di sabato 17 ottobre 2026. Nel corso della veglia la Chiesa cremasca ha salutato anche don Luigi Usubelli, presbitero della diocesi di Bergamo, che nelle prossime settimane partirà per la diocesi di San José de Mayo (Uruguay), dove svolgerà il suo ministero nella parrocchia del Delta del Tigre, continuando così il servizio sinora prestato dai preti cremaschi.
Riportiamo di seguito l’omelia del Vescovo.
Molti segni ci parlano di stanchezza, di frammentazione, di solitudine. Nelle nostre comunità possiamo talvolta avvertire la fatica di trasmettere la fede, la difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni. Ma il Vangelo ci riscuote. Gesù, guardando le folle, non vede un problema da risolvere, vede una messe, vede il campo di Dio: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (Lc 10,2). Seminatore instancabile, Dio esce ogni giorno nel mondo e sparge con generosità nei cuori il desiderio dell’infinito, di una vita piena, di una salvezza che libera. Sì, grazie a Dio, la messe è molta. Il nostro primo compito è questo: fare nostro lo sguardo del Signore. Non lamentarci soltanto dei terreni induriti né soffermarci semplicemente ai dati statistici, ma saper vedere, con gli occhi del Risorto, il raccolto che Dio stesso ci prepara (Papa Leone ai Vescovi italiani, 28 mag. 2026).
Sono, queste che vi ho citato, parole che papa Leone – al quale auguriamo un pieno ristabilimento, accompagnandolo costantemente con la nostra preghiera – ha rivolto a noi vescovi italiani, incontrandoci lo scorso 28 maggio, al termina della nostra Assemblea generale.
Mi sembrano parole belle, da inserire in questa veglia ricca di testi, di segni, di testimonianze… Parole che anche ci aiutano a soffermarci brevemente sul vangelo che è stato adesso proclamato e che costituisce, come sappiamo, la conclusione del vangelo di Matteo (cf. Mt 28,16-20).
È sempre sorprendente riascoltare questo testo, nel quale Gesù affida a pochi discepoli, nei quali si mescolano fede e dubbio (cf. v. 17), un compito assolutamente sproporzionato, quello di «fare discepoli tutti i popoli», di avviarsi in una missione che si estende a tutta l’umanità, a tutte le genti.
Viene da pensare che quei dubbi che i discepoli avevano già nel cuore, quando arrivano davanti al Risorto, dovevano ingigantirsi, dopo quelle parole: come affrontare una missione così smisurata, loro che erano soltanto undici, loro che avevano attraversato l’esperienza del fallimento, della fuga dal Maestro, del rinnegamento e della paura… La “messe”, nella quale Gesù li inviava a compiere il loro lavoro, doveva sembrare davvero molta, troppa, per affrontarla.
Ma, appunto, se «la messe è molta», non vuol dire anzitutto che c’è tanto da fare; vuol dire, invece – come papa Leone ha ricordato a noi vescovi – che c’è molto da raccogliere! C’è un grande raccolto, una grande vendemmia, che Dio prepara!
E questo raccolto, Dio lo ha già messo nelle mani del suo Figlio Gesù, morto e risorto. C’è da lavorare; soprattutto, però, c’è la certezza di partecipare al dono che Dio ha fatto al suo Figlio; ed è appunto il dono dell’umanità redenta, è il dono della nuova creazione, dei «cieli nuovi e terra nuova». «Sì, grazie a Dio, la messe è molta!» (Papa Leone).
E sostiene i discepoli la consapevolezza che Gesù, certo, li manda, ma non rimane nelle retrovie: nel momento stesso in cui li invia, promette di essere con loro, per sempre. E loro, i discepoli, sapevano cosa voleva dire camminare sulle vie del mondo in compagnia di Gesù, l’avevano sperimentato: sapevano che se Gesù continuava a camminare con loro, i dubbi, i rinnegamenti, le paure e le fughe diventavano poca cosa. La promessa del Signore, la certezza della sua presenza, è ciò che conta più di tutto.
E vale, naturalmente, anche per noi e per le nostre pochezze e povertà: contano poco, di fronte alla promessa del raccolto abbondante, che Dio ci fa, di fronte alla certezza che Gesù percorre il nostro stesso cammino: non abbiamo bisogno d’altro, per lasciarci coinvolgere nella missione e proporre a tutti l’incontro con la persona di Gesù Cristo, la conoscenza beata dell’amore del Padre, il soffio dello Spirito che rinnova ogni cosa.
Soltanto, come ci esorta papa Leone nel suo Messaggio per questa 100ª Giornata Missionaria Mondiale, non perdiamo di vista la nostra comunione in Cristo. Lui stesso l’ha detto ai suoi discepoli: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». L’amore vicendevole, nel suo nome, è la testimonianza più sicura che possiamo dare di Lui: Dio ci aiuti a custodire questo amore vicendevole, perché porti frutti abbondanti.
