5 aprile 2026

Veglia di Pasqua

Il vescovo Daniele ha presieduto la solenne Veglia di Pasqua, la sera di sabato 5 aprile 2026, nella Cattedrale di Crema. Nel corso della veglia, due donne, Marvelous Benedetta e Izaura Isabella, hanno ricevuto il Battesimo e gli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana, la Cresima e l’Eucaristia. Riportiamo di seguito l’omelia del vescovo.

 

La stagione di caos e di incertezza che stiamo attraversando (per varie ragioni, che vanno, ad esempio, dai conflitti in corso con le loro implicazioni politiche ed economiche, alla crescita rapidissima di tecnologie i cui possibili esiti conosciamo ancora troppo poco, alle conseguenze dei cambiamenti climatici ecc.) ci induce, facilmente, a una lettura preoccupata, negativa, della storia; o forse, anche, ci porta a pensare che non c’è un senso, in questa storia: che tutto è semplicemente confusione, imprevedibilità, un insieme di sussulti e sommovimenti che non portano da nessuna parte…
Ma ciò che stiamo vivendo in questa notte santa, i gesti che abbiamo compiuto e altri che ancora faremo, le parole che abbiamo ascoltato, i nostri canti e le nostre preghiere… tutto questo vuole confermare ciò che abbiamo già condensato nel primo momento di questa Veglia: quando ci siamo messi in cammino dietro a un luce piccola, insignificante, all’apparenza, per attraversare con essa l’oscurità, per riempirla poco alla volta di quella luce, e in quella luce proclamare ciò che sta al centro della Pasqua: Gesù Cristo è risorto, Gesù Cristo vive, e la luce della sua risurrezione è ciò che dà senso al mondo, alla storia, e trasforma l’oscurità in un grembo che genera vita in pienezza.
Anche la proclamazione delle pagine della Sacra Scrittura, culminante nel canto del Vangelo, suggerisce la stessa prospettiva: e ci propone di leggere la storia come la storia che è attraversata dal desiderio appassionato di Dio di farci passare da morte a vita, di non lasciare che le ragioni del male, del peccato, delle delusioni spesso sperimentate, delle paure che ci paralizzano… pesino su di noi come la pietra posta a chiusura del sepolcro di Gesù, come la pietra che seppellisce definitivamente ogni speranza.
Tutta la celebrazione che stiamo vivendo torna a ripeterci che la Pasqua del Signore, il suo passaggio dalla morte alla vita, dice il senso ultimo della storia, e ce la fa leggere come il “disegno amoroso” di Dio, come una vera e propria storia d’amore, decifrata definitivamente in Gesù di Nazaret, il crocifisso risorto.

Può rimanere, tuttavia, la questione: di tutto questo abbiamo poca evidenza e spesso, anzi, ci sembra che la realtà vada proprio in una direzione tutta diversa… È vero: ed è per questo che, questa sera, noi dobbiamo ricordare una parola preziosa, importante, che ripeteremo tra poco: ed è la parola: “Credo”.
Tra poco, rinnoveremo la professione di fede battesimale. Ora, il Credo, la professione di fede, non è un elenco di verità astratte e, in qualche modo, “atemporali”, fuori dal tempo e dalla storia. Professare la fede con il Credo è un altro modo, più sintetico, di dire ciò che abbiamo ascoltato e meditato in questa veglia: è un’altra forma del racconto di quella storia d’amore, di cui dicevo.
Dicendolo, o rispondendo alle domande della professione di fede – come faremo tra poco – noi diciamo a noi stessi, e anche davanti al mondo, che la storia “vera”, o il senso vero della storia, è appunto quella che si rivela in Gesù, morto e risorto: anche quando le evidenze umane sembrano andare in tutt’altra direzione, anche quando i dubbi ci attraversano, noi, sorretti dalla forza dello Spirito, continuiamo a dire: «Io credo, noi crediamo…»: in Dio Padre e nel suo amore fedele; in Gesù Cristo morto e risorto; e nello Spirito che trasfigura il mondo e lo conduce alla salvezza piena.

Di questa parola della fede noi siamo debitori davanti al mondo; e questa sera, in modo particolare, ne siamo debitori nei confronti di queste due nostre sorelle e amiche, Marvelous Benedetta e Izaura Isabella, che tra poco, terminato il loro itinerario catecumenale, saranno battezzate nella fede della Chiesa.
Marvelous Benedetta e Izaura Isabella ci chiedono, questa sera, di attestare a loro la fede della Chiesa: ci chiedono di confermarle in quella fede che lo Spirito ha già acceso nei loro cuori, ma che ha bisogno di rendersi visibile nella comunità dei credenti.
Alle donne che sono andate al sepolcro, il Risorto affida il compito di portare l’annuncio pasquale agli altri discepoli; e poi anche agli altri discepoli affiderà la missione di annunciare il vangelo e di battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (cf. Mt 28,19-20).
Quelle donne, quei discepoli, siamo noi, questa sera, per Marvelous Benedetta e Izaura Isabella. Sta a noi il compito di dire (e non solo in questa sera): sì, noi crediamo che Dio abita la nostra storia, e che la vuole condurre a un compimento di salvezza, che ci è rivelato nella Pasqua del Signore. Ci crediamo anche se siamo gente debole, abitati ancora da paure e incertezze: però ci crediamo e, con molto timore e trepidazione, ma con grande gioia, vi trasmettiamo questa nostra fede, perché anche voi ne siate partecipi con noi e con tutte le donne e gli uomini della Pasqua di ogni tempo e di ogni luogo.

Al tempo stesso, carissime sorelle, noi vi siamo riconoscenti: perché accogliendo la voce di Dio, che vi ha attirato al suo Figlio Gesù, e lasciandovi battezzare nella sua Pasqua, siete per noi tutti un segno, un aiuto prezioso. Grazie a voi, comprendiamo meglio il dono e la responsabilità della nostra fede pasquale; grazie a voi, alla vostra scelta di seguire Cristo morto e risorto, anche noi veniamo confermati nel nostro cammino di fede.
Grazie per la testimonianza che ci date; grazie per la vita in Cristo che abbracciate, accogliendo l’invito di Dio; grazie perché la vostra fede dà nuovo vigore, nuova freschezza, alla nostra Chiesa. E in questa Chiesa Dio ci doni di essere tutti insieme testimoni della Pasqua e annunciatori di Cristo risorto, nostra unica speranza.