PAPA IN COLOMBIA: LA MESSA ALL'AEROPORTO DI MEDELLÍN DAVANTI A UN MILIONE DI PERSONE

Sabato mattina, lasciata la nunziatura apostolica, il Papa si è trasferito in auto all’aeroporto militare Catam di Bogotá. Al suo arrivo ha salutato alcune persone della General Motors nei pressi della scala dell’aereo, prima di salire a bordo di un A321 dell’Avianca alla volta dell’aeroporto di Rionegro. 
Al suo arrivo all’aeroporto “José M. Córdoba” Papa Francesco è stato accolto dal vescovo di Sonsón-Rionegro, dal sindaco di Rionegro e dal Comandante della Base Aerea. Poi il trasferimento – in auto e non in elicottero come previsto da programma, a causa del maltempo – all’aeroporto “Enrique Olaya Herrera” di Medellín, dove sceso dall’aereo è stato accolto dall’arcivescovo di Medellín, monsignor Ricardo Tobón Restrepo, dal governatore e dal sindaco della città. Dopo il consueto giro in papamobile tra i fedeli, il Papa si recherà in sagrestia accompagnato da un gruppo di religiosi e consacrati. 
Nella quarta giornata del viaggio in Colombia, all’aeroporto di Medellín, il Papa ha presieduto la Messa nella memoria liturgica di san Pietro Claver, sacerdote gesuita, apostolo fra gli schiavi deportati; sul palco, il quadro della “Virgen de la Candelaria”, patrona di Medellín che è il principale centro industriale del Paese, simbolo per anni del narcotraffico. 
Una folla immensa, circa un milione di persone, festosa, con grande calore, ha circondato il Papa durante il suo giro in automobile. In questa tappa del suo viaggio in Colombia dedicato al cammino di pace, Francesco ha sottolineato la centralità di discepoli missionari che sappiano vedere, giudicare e agire, richiamandosi non solo ad Aparecida ma anche al documento di Medellin del ’68. Discepoli missionari che esaminino la realtà con gli occhi di Gesù e da lì, la giudicano.
“Andare all’essenziale, rinnovarsi, coinvolgersi”: sono i tre imperativi al centro dell’omelia pronunciata dal Papa nella Messa all’aeroporto di Medellín, che oggi ha smentito la sua fama di essere “città dell’eterna primavera”, visto che pioveva incessantemente. Il maltempo, però, non ha scoraggiato i fedeli, che hanno continuano ad affluire nell’area – che può arrivare a contenere un milione di persone – fino a poco prima della celebrazione, cominciata con circa tre quarti d’ora di ritardo. E proprio per scusarsi dell’attesa prolungata, all’inizio della celebrazione Francesco ha salutato i fedeli a braccio: “Mi spiace per questa pioggia, che ha causato un ritardo tanto significativo. Grazie per il vostro coraggio, la vostra pazienza e la vostra perseveranza!”. 
Durante l’omelia, incentrata sulla chiamata dei Dodici, il Papa ha fatto notare che il Signore indica loro che seguirlo chiede “molto più che una ricetta”: è “camminare dietro a lui, e che quel camminare li poneva davanti a lebbrosi, paralitici, peccatori”. Gli apostoli, così, “impararono che andare dietro a Gesù comporta altre priorità, altre considerazioni per servire Dio”: “Per il Signore, anche per la prima comunità, è di somma importanza che quanti ci diciamo discepoli non ci attacchiamo a un certo stile, a certe pratiche che ci avvicinano più al modo di essere di alcuni farisei di allora che a quello di Gesù”, ha spiegato Francesco. Tutto questo perché “la libertà di Gesù si contrappone alla mancanza di libertà dei dottori della legge di quell’epoca, che erano paralizzati da un’interpretazione e da una pratica rigoristica della legge. Gesù non si ferma ad un’attuazione apparentemente ‘corretta’: porta la legge al suo compimento e perciò vuole porci in quella direzione, in quello stile di sequela che suppone andare all’essenziale, rinnovarsi e coinvolgersi”.
“Come Gesù scuoteva i dottori della legge perché uscissero dalla loro rigidità, ora anche la Chiesa è ‘scossa’ dallo Spirito perché lasci le sue comodità e i suoi attaccamenti”. Ne è convinto il Papa, che declinando il secondo imperativo della sua omelia a Medellin – “rinnovarsi” – ha ribadito ancora una volta: “Il rinnovamento non deve farci paura. La Chiesa è sempre in rinnovamento – Ecclesia semper reformanda –. Non si rinnova a suo capriccio, ma lo fa fondata e ferma nella fede, irremovibile nella speranza del Vangelo che ha ascoltato”. “Il rinnovamento richiede sacrificio e coraggio, non per sentirsi migliori o impeccabili, ma per rispondere meglio alla chiamata del Signore”, ha spiegato Francesco: “Il Signore del sabato, la ragion d’essere di tutti i nostri comandamenti e precetti, ci invita a ponderare le norme quando è in gioco il seguire Lui; quando le sue piaghe aperte, il suo grido di fame e sete di giustizia ci interpellano e ci impongono risposte nuove. E in Colombia ci sono tante situazioni che chiedono ai discepoli lo stile di vita di Gesù, particolarmente l’amore tradotto in atti di nonviolenza, di riconciliazione e di pace”.
Per essere discepoli di Gesù bisogna , poi, “coinvolgersi”, anche se “per qualcuno questo può sembrare sporcarsi”. “Oggi a noi è chiesto di crescere in audacia”, “in un coraggio evangelico” che nasce dal  sapere che sono molti quelli che hanno fame di Dio, “fame di dignità” perché sono stati spogliati. “E mi chiedo – ha detto il Papa – se la fame di Dio in tanta gente forse non avvenga perché con il nostro atteggiamento noi li abbiamo spogliati”. Come cristiani, dobbiamo, quindi, aiutarli a saziarsi di Dio, non ostacolare questo incontro: “la Chiesa non è una dogana” ma “vuole le porte aperte, perché il cuore del suo Dio non solo è aperto, ma è trafitto dall’amore che si è fatto dolore”. Per questo non bisogna essere “cristiani che alzano continuamente il cartello ‘proibito il passaggio’” né considerare questo spazio di “mia proprietà”.
La Chiesa, invece, “non è nostra, è di Dio” e “per tutti c’è posto”. Noi siamo semplici servitori. Lo aveva capito bene San Pietro Claver, il gesuita spagnolo che dedicò la sua vita agli schiavi neri deportati a Cartagena. Domenica il Papa lo venererà proprio nella città colombiana dove lui si adoperò per i più oltraggiati del suo tempo: “schiavo dei neri per sempre”, fu, infatti, il motto della sua vita.
“Sono venuto fin qui proprio per confermarvi nella fede e nella speranza del Vangelo”, ha concluso Papa Francesco di fronte alla folla sterminata che occupava l’aerea dell’aeroporto. Portare a tutti “la luce e la gioia del Vangelo”:  è il mandato che il Papa gli ha affidato, con l’accompagnamento nel cammino della Vergine Maria, rappresentata nella celebrazione dal dipinto della Madonna de la Candelaria.