Dedicazione della Chiesa Cattedrale

Giovedì 14 gennaio 2021 – Dedicazione della Cattedrale di Crema

Solennità in Cattedrale, colore liturgico bianco; Festa per le altre chiese della Diocesi.

La Chiesa di S. Maria Maggiore in Crema, riedificata dall’anno 1284 all’anno 1341 (in sostituzione di una più antica), è stata elevata alla dignità di Chiesa Cattedrale l’anno 1580 da Papa Gregorio XIII, quando eresse la nuova Diocesi Cremasca con la Bolla «Super universas» dell’undici aprile.
È stata consacrata il 14 gennaio 1585 dal Vescovo Giovan Giacomo Diedo.
Più volte deturpata nel suo aspetto primitivo con rifacimenti arbitrari, è stata recentemente restituita alla sua antica venustà.
Alla riapertura della Cattedrale restaurata, il 26 aprile del 1959, presenziò il Card. Giovanni Battista Montini – poi PAOLO VI – che vi pronunziò un memorabile discorso.

per la preghiera
Tutto come nel Comune della Dedicazione di una Chiesa, eccetto quanto segue.

Ufficio delle letture
Seconda lettura
Dall’Omelia del Card. Giovanni Battista Montini, in occasione della riapertura della Cattedrale restaurata di Crema (26 aprile 1959).
(Dal volume «Discorsi su la Chiesa», pp. 65-75, Arcivescovado di Milano 1962)

“Salutiamo la Chiesa di Crema! Salutiamola in questa sua ringiovanita Cattedrale…
A Cristo ogni Cattedrale appartiene. Questa Chiesa è sua.
Per Lui qui è innalzata una cattedra, sulla quale il suo Apostolo, in sua vece parlerà; per Lui un altare, dal quale chi lo rivive farà salire al Padre il suo stesso sacrificio; per Lui qui è riunita la «ecclesia», il popolo con il suo vescovo, ed a Lui innalza il suo inno di gloria e la sua gemente preghiera; e da Lui questo tempio acquista la sua misteriosa maestà.
Egli è presente! Questo è il segreto della Cattedrale!
Essa non è semplicemente un interessante monumento d’architettura, un venerabile edificio storico, un vasto museo di belle arti; non è un solenne salone di conferenze, un auditorium di musica arcana per orecchi raffinati.
Essa è per noi una casa viva, un luogo privilegiato di abitazione divina.
Qui possiamo dire di Cristo: «Habitavit in nobis» (Gv. 1,14). È il palazzo di Cristo Re; è l’aula di Cristo Maestro; è il tempio di Cristo Sacerdote.
Perciò dovunque è un Tabernacolo, noi sappiamo, la sua reale, sacramentale presenza ci piega alla adorazione, ci invita alla contemplazione, ci ammette alla comunione.
Ma qui nella Cattedrale, alla presenza della Santissima Eucaristia, un’altra e una terza e una quarta sua diversa presenza si aggiunge.
Qui Egli è presente con la sua autorità. È la sua presenza come Via. Di qui Egli guida la sua Chiesa sui sentieri della salvezza. Qui Egli è Pastore. La trasmissione di questa missione, fatta agli Apostoli: «Pasce agnos meos», (Gv. 21,15) qui si estende e qui si continua, investendo il Vescovo, il Pastore della Diocesi, di una prerogativa tuttora vivente nella storia, la potestà di giurisdizione, presenza attiva nel Corpo mistico di Cristo.
E poi: Egli qui è Maestro. È la sua presenza come Verità. Qui Egli ha la sua Cattedra. Qui la sua voce acquista suono autentico; qui trova eco fedele.
«Chi ascolta voi, ascolta me», Egli disse ai suoi Apostoli (Lc. 10,16 ). Ed il Vescovo, anche questo sappiamo, è un successore degli Apostoli. Qui è Giudice (Lc. 22,30). La parola sua qui vibra dolce e potente «come spada a due tagli» (Ebr. 4,12).
E ancora: qui Egli è presente con la pienezza del suo Sacerdozio, cioè con la sua perfetta funzione di mediatore fra Dio e gli uomini, con la piena potestà santificante, conferita, anche questa, agli Apostoli, nel grado più efficace. È la sua presenza come Vita. Il Vescovo, erede di quest’altra divina virtù, la potestà dell’Ordine sacro, qui è il Santificatore del Clero e del popolo, qui il Vivificatore del Corpo mistico.
«Chi vede me, vede anche il Padre», spiegava Gesù ai suoi Apostoli nell’ultima cena (Gv. 14,9).
Noi possiamo ora commentare: chi vede il Vescovo, vede anche Cristo. E badate bene: non per fare del Vescovo un solitario privilegiato, come un profeta dai carismi singolari, o un santo, dalle virtù inimitabili; il Vescovo è un uomo sociale per eccellenza; tutta la sua funzione è estroflessa sul popolo; non ha senso se è soltanto personale; acquista il suo vero significato quando è servizio: «Chi è maggiore fra voi, si faccia come minore» (Lc. 22,26), insegnò Gesù; vale a dire che la presenza mistica di Cristo nel principio efficiente della sua Chiesa postula la comunità dei fedeli; il pastore postula il gregge; il maestro i discepoli; lo sposo la sposa; la Chiesa docente la Chiesa discente, per formare la vera Chiesa, quella Chiesa che fu amata da Cristo e per cui Cristo «si sacrificò… perché questa Chiesa potesse comparirgli davanti gloriosa, senza macchia, né sfregio né altro difetto, ma santa ed immacolata» (Ef. 5,25ss) .
Così che il segreto della Cattedrale è la presenza di Cristo nel suo Corpo mistico, è il mistero della Chiesa. È il mistero della Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica!

Responsorio      cfr Ez. 47, 1. 9

℞ Vidi l’acqua uscire dal lato destro del tempio; quelli ai quali giungeva quest’acqua

  • ottenevano la salvezza e dicevano: Alleluia, alleluia.

℣ Nella dedicazione del tempio il popolo cantava inni; con forza e dolcezza risuonava la musica nella loro bocca:

  • ottenevano la salvezza e dicevano: Alleluia, alleluia.

Inno Te Deum

Orazione: dal Comune.

a cura dell’Ufficio Liturgico