Il vescovo Daniele ha presieduto la santa Messa nella chiesa di San Francesco d’Assisi ai Sabbioni, domenica 4 ottobre 2026, in occasione della festa del Santo, nell’ottavo centenario della morte. La celebrazione vedeva radunati i fedeli delle due parrocchie di Ombriano e dei Sabbioni, per l’inizio “uffficiale” dell’Unità pastorale che le unisce, e la benedizione dei tre presbiteri che se ne prendono cura: don Gabriele Frassi, parroco; don Stefano Savoia, viceparroco; don Giuseppe Dossena, collaboratore. Riportiamo di seguito l’omelia del vescovo.
Prendendo a prestito le parole che il libro del Siracide dedica a Simone (un sacerdote del tempio di Gerusalemme vissuto circa duecento anni prima di Cristo, che aveva promosso lavori di restauro del tempio: cf. Sir 50,1.3-7: I lettura), la liturgia della parola ci ha fatto guardare a san Francesco d’Assisi attraverso il rimando alla celebre contemplazione del Crocifisso di san Damiano, che parlò al giovane Francesco e gli disse: «Francesco, va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina».
Come sappiamo, Francesco in un primo tempo interpretò queste parole in un senso materiale, e si diede da fare per riparare la chiesetta di san Damiano; ma poi capì che questa parola di Cristo aveva un altro significato, e riguardava la Chiesa fatta di pietre vive, la Chiesa comunità dei discepoli di Gesù Cristo.
È una parola valida anche per noi, oggi? La Chiesa è oggi “tutta in rovina”? C’è chi lo pensa… Forse, però, più che discutere su questo, è bene richiamare una convinzione che fa parte del modo in cui la Chiesa pensa sé stessa: la convinzione, cioè, che sempre la Chiesa abbia bisogno di rinnovamento. Così, ad esempio, il concilio Vaticano II diceva che «la Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento» (LG 8).
E un testo della liturgia – una preghiera per la Messa di san Carlo Borromeo, un santo che molto fece, nella nostra regione e non solo, per il rinnovamento e la riforma della Chiesa in un tempo molto difficile – ci fa pregare perché «la Chiesa si rinnovi incessantemente e, conformandosi all’immagine del tuo Figlio, manifesti al mondo il volto di Cristo Signore».
Se le cose stanno così, abbiamo davvero sempre bisogno dello spirito di san Francesco, e del suo modo di pensare e operare per il rinnovamento della Chiesa, compresa quella Chiesa che siamo noi, le comunità cristiane – e qui, oggi, le parrocchie dei Sabbioni e di Ombriano – nelle quali la Chiesa si fa presente in questo punto preciso del mondo, in questi quartieri, in questa parte della città di Crema.
Oggi vogliamo mettere sotto il segno delle benedizione di Dio, e della protezione di san Francesco d’Assisi, un cammino che è già incominciato. Anche se, presentando la settimana francescana che abbiamo vissuto in questi giorni, abbiamo parlato, per ciò che stiamo vivendo adesso, di “avvio del cammino dell’Unità pastorale Ombriano – Sabbioni», in realtà, grazie a Dio, questo cammino è già incominciato: grazie a Dio, e grazie all’impegno di tanti, inclusi i Frati Cappuccini, fino a che sono rimasti qui, i vostri sacerdoti, e tanti e tante di voi, desiderosi di fare di questo momento di passaggio – che senz’altro ha anche i suoi momenti difficili – una tappa di quel rinnovamento di cui dicevo.
E il modo in cui san Francesco ha obbedito alla parola del Signore sentita a san Damiano è importante per noi. Per “riparare” la casa di Dio che andava in rovina, Francesco ha incominciato da sé stesso. Poi, certo, ha predicato, ha raccolto intorno a sé quelli che incominciavano a seguirlo, ha girato di città in città portando parole e gesti di riconciliazione e di misericordia… insomma, ha fatto tutto quel che ha fatto, ma ha incominciato da sé: senza criticare gli altri, senza pretendere che tutti facessero come lui, ha capito che non ci poteva essere un rinnovamento della Chiesa se non cominciando a rinnovare sé stesso – o meglio, lasciandosi rinnovare dall’intima e profonda relazione con Cristo.
Anche questa è un’indicazione preziosa, da raccogliere: perché non ci accada di pensare che, anche lì dove vediamo che ci sarebbe qualcosa da fare, un cambiamento da mettere in atto, una strada buona da perseguire… ecco, non ci accada di pensare: be’, tocca agli altri cominciare, tocca prima ai preti, tocca prima all’altra parrocchia, all’altro gruppo…
No: tocca a tutti noi, insieme. Il rinnovamento della Chiesa, necessario in ogni tempo, è opera di Dio, dell’azione del suo Spirito, che domanda a tutti accoglienza docile e gioiosa, disponibilità a mettersi in gioco, senza pretendere che prima siano gli altri a incominciare: san Francesco ha incominciato da sé, e il suo esempio è stato così contagioso, che presto ha coinvolto tantissimi altri. Non siamo lui, ma la strada è quella che lui ci indica.
E vorrei raccogliere ancora, da san Francesco, un’ultima indicazione, difficile, ma preziosa: quella nella quale il santo parla della «sottomissione ad ogni creatura umana per amore di Dio» (cf. Reg. non bollata, c. XVI). Il santo pensa ai frati che intendo operare tra i saraceni (i musulmani, diremmo oggi) e gli altri infedeli, ma la cosa riguarda, in definitiva, tutti i cristiani. E queste parole, che possono sembrarci troppo esigenti, sono in realtà riprese dalla Bibbia, dalla prima lettera di Pietro (cf. 1Pt 2,13).
Dicono, in definitiva, uno stile di vita evangelico, fatto di stima vicendevole, di ricerca non del dominio, ma del servizio, come ha fatto il Signore Gesù per primo.
Dicono che possiamo contribuire a rinnovare la Chiesa (e, nella nostra situazione concreta, far crescere il cammino comune, in unità pastorale, delle due vostre comunità di Ombriano e dei Sabbioni) solo se facciamo nostro lo “stile” di Gesù, e il modo in cui questo “stile” si è impresso in un santo come Francesco: non nel dominio, non nella pretesa di aver sempre ragione, ma nella gioia, nella semplicità, nell’umiltà, nel cercare non il primo ma l’ultimo posto, nella “minorità” che ha scelto Francesco, e che ha fatto di lui un autentico “rinnovatore” della Chiesa.
La Vergine Maria assunta in cielo (patrona di Ombriano), san Lorenzo (patrono dei Sabbioni) e san Francesco d’Assisi accompagnino con la loro intercessione il cammino della vostra unità pastorale, perché sia segno di una Chiesa lieta di vivere il vangelo, umile e coraggiosa nell’annunciarlo a tutti: prima di tutto con la vita e, se necessario – come avrebbe detto san Francesco – anche con le parole.
