Nel giorno della memoria di santa Rita da Cascia (22 maggio 2026), il vescovo Daniele ha presieduto la Messa della memoria nella chiesa di Sant’Antonio abate in via XX settembre a Crema. Riportiamo di seguito la sua omelia.
Una rosa fiorita in pieno inverno: è questo, come sappiamo, il segno che ricorda santa Rita che appunto, in pieno inverno, in gennaio, quattro mesi prima della morte avvenuta tra il 21 e il 22 maggio 1447, chiede a una cugina di portarle due fichi e una rosa dalla casa paterna.
Questa cugina pensa che Rita, ormai vecchia e malata, abbia perso il senno: eppure, tornata a casa, a Roccaporena, il paese natale di Rita, cinque/sei chilometri da Cascia, trova i fichi e la rosa, come se fosse piena primavera: e li porta a Rita, che vi legge il segno che Dio ha accolto in cielo il marito, assassinato molti anni prima, e i figli, anche loro da tempo morti per malattia.
Far fiorire ciò che sembra arido, senza vita, sembra essere il segreto della santità di questa donna. Si racconta di lei che, entrata in convento non senza difficoltà, dopo che era rimasta vedova e priva dei figli, la sua superiora le chiese un giorno di mettersi ad annaffiare un pezzo di legno completamente secco… Nelle storie dei santi episodi del genere succedono, ogni tanto, quando si vuol mettere alla prova l’obbedienza e l’umiltà di una persona… Sta di fatto, raccontano le cronache, che quel pezzo di legno riprende vita e fa germogliare una vite che – si dice – esiste ancora oggi.
Fin dai tempi dei profeti il deserto fiorito, il germogliare di piante lì dove tutto sembra arido e senza vita, è visto come un segno della potenza di Dio, che fa nascere la speranza anche lì dove sembra non esserci nessuna speranza.
Ma la questione, evidentemente, non riguarda il deserto come luogo geografico – anche se lo spettacolo del deserto fiorito, che anch’io ho potuto ammirare nel Sahara, un anno e mezzo fa, visitando alcune parti dell’Algeria, lascia davvero senza fiato…
Ciò che Dio è capace di far fiorire è il deserto che, a volte, si forma dentro di noi, e nelle nostre relazioni vicendevoli.
Deserto fiorito è il gesto di Davide Simone Cavallo, giovane milanese accoltellato alcuni mesi fa in Università, a Milano, da cinque adolescenti, e che per questo motivo ha perso l’uso delle gambe: e che qualche giorno fa, in tribunale, nel giorno in cui due degli aggressori sono stati condannati, ha voluto incontrarli e stringere loro la mano. In una sua lettera, nella quale raccontava la sua esperienza, i suoi sogni, i suoi desideri, le sue speranze, aveva scritto:
Per quanto riguarda i ragazzi responsabili, mi auguro facciate qualcosa di costruttivo di questo periodo, so che è difficile, ma non abbiamo altra scelta. Abbiate pietà di voi stessi, non lasciatevi definire da quello che è successo. Non siete perduti. Potete fare ancora tante cose belle nella vita. Non smettete di crederci, io con voi.
Quando sentiamo Gesù che dice ai suoi discepoli:
A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro (Lc 6,27 ss: vangelo del giorno),
rischiamo a volte di pensare che siano parole belle, sì, affascinanti, ma estreme, pressoché irrealizzabili. Come se il deserto non potesse mai rifiorire, come se una rosa non potesse mai sbocciare in pieno inverno, come se un legno secco fosse destinato a rimanere sempre e solo un legno secco, per quanto tu continui ad annaffiarlo, rischiando anche di fare la figura dello stupido.
Poi, il Signore ci mette davanti figure come queste, figure come Davide Simone, figure come santa Rita che vuole uscire dalla spirale della violenza che aveva fatto sì che il suo sposo, un violento anche lui, venisse assassinato, che le famiglie cercassero vendetta reciproca…
Figure come queste, nostri fratelli e sorelle che cercano di praticare l’insegnamento di Gesù, ci ricordano che è possibile vivere il vangelo: e, ogni volta che viene praticato, il deserto fiorisce. Anche in gesti umili di riconciliazione, di pace, di misericordia; anche quando semplicemente ci asteniamo dai giudizi frettolosi, dalle condanne troppo precipitose; quando cerchiamo di fare il bene senza sperarne nulla; quando doniamo del nostro, specialmente del nostro tempo e della nostra attenzione, senza pretendere contraccambio… Insomma, ogni volta che cerchiamo di essere, per grazia di Dio, segno della sua misericordia e della sua benevolenza, il deserto fiorisce, la nostra vita, e la vita degli altri, fioriscono.
Ci aiutino l’intercessione e l’esempio di santa Rita, santa dei “casi impossibili”: perché a volte il “caso impossibile” siamo noi, ma ci è chiesto di credere che a Dio nulla è impossibile, e che anche in ciascuno di noi il deserto può fiorire e produrre fiori e frutti di bene.
