Il vescovo Daniele ha presieduto nella Cattedrale di Crema, domenica 17 maggio 2026, la celebrazione dell’Eucaristia per la solennità dell’Ascensione del Signore, nel corso della quale tre seminaristi – Gianni Fusar Bassini, Matteo Anselmi Tamburini e Riccardo Spagnuolo – sono stati ammessi tra i Candidati al diaconato e al presbiterato. Riportiamo di seguito l’omelia del vescovo.
La fede pasquale aiuta i credenti a compiere un rovesciamento di sguardo: ciò che umanamente viene percepito come perdita, come fallimento e fine, si rivela, nella luce della Pasqua, un nuovo inizio: anzi, l’inizio vero, la nascita del mondo nuovo, ricreato secondo Dio, nella potenza dello Spirito, a partire dalla risurrezione di Gesù, la pietra scartata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio.
Secondo questa stessa “logica” paradossale noi celebriamo oggi l’Ascensione del Signore: che non è, del resto, “altra cosa” rispetto alla Pasqua, e neppure un’aggiunta, un’appendice della Pasqua. Celebriamo ancora la Pasqua del Signore Gesù, il suo passaggio definitivo da questo mondo al Padre: passaggio che fa entrare la nostra umanità nello “spazio” della vita di Dio, perché accogliendo il suo Figlio, nella sua umanità glorificata, in questa sua vita, Dio apre la porta a tutti coloro che lo seguono e scelgono di camminare nella sua via.
Compimento della Pasqua, il cui frutto è l’effusione dello Spirito che celebreremo in modo particolare nella Pentecoste, anche l’Ascensione è, a suo modo, fine e inizio.
L’Ascensione del Signore ci dice che Gesù non è più presente in modo visibile nel mondo, come lo è stato duemila anni fa, durante la sua vita terrena. Certo, abbiamo ascoltato, dalle ultime parole del vangelo di Matteo, la promessa di Gesù: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20): credo, però, che dovremmo stare attenti a non leggere in modo troppo semplicistico queste parole, come se potessimo “metterci al riparo” tranquillamente dietro la certezza che “Dio è con noi” – una frase, come sappiamo, che è stata usata anche in modo perverso.
È certo, in ogni caso, che la presenza “fisica”, sensibile, di Gesù nel nostro mondo (o meglio, la sua presenza in quel mondo, in quel tempo, in quel contesto geografico, storico e umano di duemila anni fa) si è conclusa.
Vuol dire che tutto è finito? Ciò che Gesù ha portato nel mondo ora non esiste più? No. Ciò che Gesù ha portato nel mondo continua ancora, è ancora presente, grazie a quelli che credono in lui e cercano di vivere secondo la sua proposta, sostenuti dalla forza dello Spirito Santo.
Con l’Ascensione, qualcosa incomincia: incomincia il tempo dei “testimoni” di Gesù. E i testimoni sono i cristiani, siamo noi che abbiamo accolto la proposta di Gesù, il suo vangelo, e vogliamo essere suoi amici, accogliendo il suo amore e cercando di vivere come lui ci ha insegnato.
Se ci piace ciò che Gesù ha portato nel mondo; se siamo affascinati da lui, se il vangelo ci sembra una proposta di vita significativa, anche se impegnativa… allora tocca a noi fare in modo che lui continui a essere presente nel mondo; tocca a noi essere il volto, le mani, il cuore… di Gesù oggi – ciascuno secondo la propria età, le proprie capacità, secondo la varietà delle chiamate e dei doni ricevuti.
Con la certezza che proprio in questo, cioè proprio nel nostro impegno a essere, secondo il dono di Dio e la diversità delle sue chiamate, testimoni lieti e operosi di Gesù Cristo e del suo Vangelo, lui rimane con noi per sempre.
In questo contesto, con una fiducia che ci viene non da noi, ma dalla promessa del Signore, accogliamo oggi con gioia l’impegno che i nostri amici, Gianni, Matteo e Riccardo, affidandosi alla nostra preghiera, si assumono pubblicamente di continuare nel cammino che li porterà, a Dio piacendo, all’ordinazione diaconale e presbiterale, per il servizio della nostra Chiesa di Crema.
L’Ascensione del Signore ci dice ancora un’ultima cosa: che tutto questo – la risposta alla chiamata di Dio dei nostri seminaristi e, più in generale, tutto ciò che in noi è adesione alla proposta che ci viene dal Signore Gesù Cristo e testimonianza resa a lui e al Vangelo – tutto questo ha un “senso”.
Questa parola, “senso”, ha anche questo significato: indica una direzione, una strada che vale la pena percorrere, perché conduce a una meta.
L’Ascensione di Gesù ci dice che l’amore di Dio è la “casa” verso la quale noi siamo incamminati. A volte ci può venire il dubbio: ma “ha senso” tutto ciò che viviamo? Perché siamo tentati di pensare che viviamo come nel vuoto, in un mondo senza né capo né coda, dove ci sono tante cose assurde e, appunto, “insensate”… E dove anche scelte grandi e forti, che impegnano la vita, ci possono sembrare folli, prive di senso – come sembra follia, umanamente parlando, persino “perdere la vita” per Gesù, come ha fatto decenni fa il seminarista martire Rolando Rivi, la cui testimonianza ha accompagnato anche la preparazione del momento che stiamo vivendo.
Torniamo al “rovesciamento di sguardo” di cui dicevo all’inizio. Gesù risorto, asceso in cielo, ci invita appunto a rovesciare il nostro sguardo: a credere che non siamo abbandonati al caso, non siamo un puntino insignificante nell’universo smisurato… Siamo figli e figlie di Dio, e il suo amore è la casa verso la quale siamo diretti. Lui, Gesù, ci è già arrivato, e ha tracciato la strada anche per noi.
La strada è quella del suo Vangelo: cercando di percorrerla ogni giorno, siamo suoi testimoni, e con la forza dello Spirito possiamo camminare su questa strada, e attestare a tutti che vale la pena di seguirla.
