30° anniversario della visita di san Giovanni Paolo II a Crema

Il 20 giugno 1992 papa Giovanni Paolo II visitava la diocesi di Crema, fermandosi, come prima tappa, al Santuario di Santa Maria della Croce. Trent’anni dopo, la visita è stata ricordata nella celebrazione dell’Eucaristia, presieduta dal vescovo Daniele, davanti al santuario, nel pomeriggio di sabato 18 giugno 2022. Riportiamo di seguito l’omelia del vescovo.

 

Ricordando oggi con riconoscenza, in questa Basilica, la visita dell’allora papa Giovanni Paolo II, il 20 giugno di trent’anni fa, vorrei che risuonasse ancora una volta soprattutto la sua voce, il suo insegnamento.
Insegnamento per la Chiesa e per il mondo è stata, certo, tutta la sua vita di cristiano, di prete, di vescovo e papa; una vita nella quale la Chiesa ha individuato l’impronta, il sigillo dello Spirito, fino a riconoscerne la santità e a proporlo come intercessore e modello per tutti i cristiani.
In occasione delle beatificazione di Giovanni Paolo II (1° maggio 2011; la canonizzazione arrivò quattro anni più tardi), un mio confratello di Reggio Emilia (dove Giovanni Paolo II era venuto in visita nel 1988) mi faceva osservare che abbiamo conosciuto un santo: nel senso che l’abbiamo conosciuto da vivo, l’abbiamo incontrato, anche qui trent’anni fa e – certamente il più delle volte attraverso i mezzi di comunicazione – spesso ne abbiamo ascoltato la voce, ne abbiamo visto i gesti, specialmente quelli vissuti nella malattia degli ultimi anni di pontificato…
I santi che conosciamo e veneriamo, nella maggior parte dei casi, li conosciamo solo attraverso ciò che di loro ci è stato tramandato. Non è così (almeno per chi ha qualche anno di più sulle spalle) con san Giovanni Paolo II. Io certo posso mettere tra i ricordi più cari della mia vita la mia presenza in piazza san Pietro, da giovane seminarista, la sera del 16 ottobre 1978, quando Giovanni Paolo II – primo papa non italiano da secoli – fu eletto e si presentò per la prima volta alla Chiesa e al mondo; dei miei 40 anni di prete, più di metà, ventitré per la precisione, li ho vissuti durante il suo pontificato…
Desidero dunque solo, questa sera, far risuonare un po’ la voce di questo papa santo, così importante per la vita della Chiesa e del mondo nel passaggio dal secondo al terzo millennio cristiano. Lasciamoci aiutare da lui a contemplare il mistero dell’Eucaristia, verso il quale in modo speciale la festa del Corpus Domini, in questa domenica, orienta il nostro sguardo.

Lo facciamo ascoltando tre pensieri di san Giovanni Paolo II, tratti dalla sua ultima Enciclica, Ecclesia de Eucaristia, pubblicata il 17 aprile 2003, e dedicata all’Eucaristia e al suo rapporto con la Chiesa.
Nel primo testo che vorrei citare, preso dalla parte introduttiva, Giovanni Paolo II si esprime anche autobiograficamente; ma allarga subito lo sguardo a un orizzonte universale. Scrive così:

“Quando penso all’Eucaristia, guardando alla mia vita di sacerdote, di Vescovo, di Successore di Pietro, mi viene spontaneo ricordare i tanti momenti e i tanti luoghi in cui mi è stato concesso di celebrarla. Ricordo la chiesa parrocchiale di Niegowić, dove svolsi il mio primo incarico pastorale, la collegiata di san Floriano a Cracovia, la cattedrale del Wawel, la basilica di san Pietro e le tante basiliche e chiese di Roma e del mondo intero.
Ho potuto celebrare la Santa Messa in cappelle poste sui sentieri di montagna, sulle sponde dei laghi, sulle rive del mare; l’ho celebrata su altari costruiti negli stadi, nelle piazze delle città… Questo scenario così variegato delle mie Celebrazioni eucaristiche me ne fa sperimentare fortemente il carattere universale e, per così dire, cosmico. Sì, cosmico! Perché anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l’Eucaristia è sempre celebrata, in certo senso, emph{sull’altare del mondo}. Essa unisce il cielo e la terra. Comprende e pervade tutto il creato.
Il Figlio di Dio si è fatto uomo, per restituire tutto il creato, in un supremo atto di lode, a Colui che lo ha fatto dal nulla. E così Lui, il sommo ed eterno Sacerdote, entrando mediante il sangue della sua Croce nel santuario eterno, restituisce al Creatore e Padre tutta la creazione redenta. Lo fa mediante il ministero sacerdotale della Chiesa, a gloria della Trinità Santissima. Davvero è questo il mysterium fidei che si realizza nell’Eucaristia: il mondo uscito dalle mani di Dio creatore torna a Lui redento da Cristo” (EE 8).

Un secondo pensiero ci aiuta a riprendere le parole dell’istituzione dell’Eucaristia, così come le abbiamo sentite trasmettere da Paolo alla comunità di Corinto (cf. II lettura). Scriveva san Giovanni Paolo II:

“«Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito» (1Cor 11,23), istituì il Sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue. Le parole dell’apostolo Paolo ci riportano alla circostanza drammatica in cui nacque l’Eucaristia. Essa porta indelebilmente inscritto l’evento della passione e della morte del Signore. Non ne è solo l’evocazione, ma la ri-presentazione sacramentale. È il sacrificio della Croce che si perpetua nei secoli. Bene esprimono questa verità le parole con cui il popolo… risponde alla proclamazione del « mistero della fede » fatta dal sacerdote: «Annunziamo la tua morte, Signore!».
La Chiesa ha ricevuto l’Eucaristia da Cristo suo Signore non come un dono, pur prezioso fra tanti altri, ma come il dono per eccellenza, perché dono di se stesso, della sua persona nella sua santa umanità, nonché della sua opera di salvezza. Questa non rimane confinata nel passato, giacché «tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell’eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi»” (EE 11).

E poi qui, in questa basilica mariana che san Giovanni Paolo II ha visto di persona, e dove ha incontrato la Chiesa e il popolo di Crema, e davanti all’immagine di Maria ha pregato per questa Chiesa e questo popolo, riprendo ancora qualche riga dedicata alla Vergine Maria, «donna eucaristica», e in particolare alla dimensione escatologica dell’Eucaristia:

“Ogni volta che il Figlio di Dio si ripresenta a noi nella «povertà» dei segni sacramentali, pane e vino, è posto nel mondo il germe di quella storia nuova in cui i potenti sono «rovesciati dai troni», e sono «innalzati gli umili» (cfr Lc 1,52). Maria canta quei «cieli nuovi» e quella «terra nuova» che nell’Eucaristia trovano la loro anticipazione e in certo senso il loro «disegno» programmatico.
Se il Magnificat esprime la spiritualità di Maria, nulla più di questa spiritualità ci aiuta a vivere il Mistero eucaristico. L’Eucaristia ci è data perché la nostra vita, come quella di Maria, sia tutta un magnificat!” (EE 58).

Nel grato ricordo della presenza di san Giovanni Paolo II in questo luogo, trent’anni fa, accogliamo ancora il suo magistero, e celebrando la solennità del Corpo e Sangue di Cristo, chiediamo la grazia di accogliere con fede il dono dell’Eucaristia, capace di trasfigurare la vita nostra, della Chiesa e del mondo intero.