A Trieste la 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia

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Un’organizzazione ineccepibile ci ha permesso, l’efficace metodo Circle, di andare “Al cuore della democrazia”, esercitandoci concretamente nei Laboratori della Partecipazione

Sono state giornate intense quelle vissute alla 50a Settimana dei cattolici in Italia, dal 3 al 7 luglio scorsi a Trieste, dai 1.200 delegati provenienti dalle diocesi – tra cui anche tre rappresentanti della nostra:  Simona Parolari, Roberto Nichetti e Angelo Marazzi – associazioni ed enti del Terzo settore dell’intera penisola, insieme a decine e decine di vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose.

Anche stavolta non casuale la scelta del luogo: Trieste città di confine, proiettata verso l’Europa e aperta verso Est; una terra segnata nella storia da divisioni politiche e culturali di cui sono ancora visibili testimonianze, dalla Risiera di San Sabba alle Foibe, e che per questo – come ha sottolineato il suo vescovo Enrico Trevisi, ringraziando il Papa al termine della Messa di domenica – si può candidare a essere un “laboratorio di pace e di dialogo”.

Un’organizzazione ineccepibile, che – come ha detto il cardinal Zuppi nell’intervento conclusivo, domenica mattina, nell’incontro al Generali Congress Center con papa Francesco – ci ha fatto sentire a casa, avendo trovato “una vera Piazza Unità d’Italia”. Ma soprattutto ci ha permesso, attraverso una metodologia coinvolgente e stimolante, di andare “Al cuore della democrazia” – tema della Settimana – esercitandoci concretamente nei Laboratori della Partecipazione, sperimentando l’efficace metodo Circle del prof. Giovanni Grandi, che parte dall’ascolto anche “interiore”, per discernere ciò che lo Spirito suggerisce a ognuno e poi provare a mettere insieme le intuizioni di tutti, individuando cosa lo Spirito suggerisce alla comunità, non ai singoli. Un esercizio che non ha come obiettivo primario risolvere un problema o trovare a tutti i costi una sintesi, ma è mirato a mettersi in ascolto e vivere un processo di costruzione della comunità.

Non meno incisivi, inoltre gli approfondimenti proposti nelle Piazze della democrazia su una variegata serie di ambiti: scuola, sport, conversione ecologica, salute, famiglia, democrazia digitale, periferie, istituzioni locali, carcere, economia civile, cittadinanza, prepararsi alla politica, pace in costruzione, istituzioni, pratiche di uguaglianza, l’Europa delle nuove generazioni.

Le quattro relazioni – non “lezioni” magistrali – nelle plenarie di giovedì e venerdì, hanno offerto i contenuti ai successivi lavori dei 45 gruppi in cui i coordinatori ci hanno indotto a fare un esercizio di discernimento comunitario, individuando “benefici” e “fatiche” della partecipazione che hanno permesso a tutte le persone partecipanti – circa 25 ciascuno – di esprimersi, confrontarsi e raggiungere in modo condiviso la sintesi da consegnare al comitato scientifico e organizzatore in vista di un lavoro più ampio di analisi e definizione di obiettivi concreti d’intervento.

Dal confronto nei gruppi – metà dei quali con attenzione specifica sul politico, l’altra sul sociale – è quindi emersa l’importanza dell’ascolto, fondamentale per la democrazia, che non può non ascoltare, non mettere in collegamento le istituzioni, la classe politica con i bisogni dei cittadini. Un esercizio che non può essere ridotto al sondare gli umori del Paese in occasione delle scadenze elettorali, ma deve passare attraverso le formazioni sociali che la Costituzione riconosce e tutela e attraverso anche una democratizzazione dei partiti.

Dallo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenuto mercoledì pomeriggio ad aprire la Settimana – momento particolarmente significativo e coinvolgente, non meno dell’attesissimo incontro di domenica con papa Francesco – è poi venuto l’appello a rivitalizzare la democrazia, che è un cantiere aperto ancorato alla Costituzione, che va portata a tutti, perché non tutti i cittadini hanno uguale accesso all’esercizio dei diritti a causa delle diseguaglianze che vediamo nella vita di tutti i giorni.

“Al cuore della democrazia – ha osservato – ci sono le persone, le relazioni e le comunità a cui esse danno vita, le espressioni civili, sociali, economiche che sono frutto della loro libertà, delle loro aspirazioni, della loro umanità: questo è il cardine della nostra Costituzione.”

E al riguardo anche il presidente della Cei, il cardinale Zuppi, nel suo saluto introduttivo, ha invitato a un lavoro anzitutto educativo e di costruzione della democrazia dal basso, a partire dai processi partecipativi.

Perché la democrazia, è emerso chiaramente nelle cinque giornate, non è solo andare a votare, ma investe tutta la vita delle persone e della società.

È un esercizio quotidiano che comincia dal lavoro – su cui non a caso, come dice la Costituzione, è fondata la nostra Repubblica – che è la prima forma di partecipazione alla costruzione della convivenza civile. A cui si affiancano tutte le forme di partecipazione nel mondo dell’associazionismo, del terzo settore, oltre al servizio in politica di amministratori, consiglieri degli enti locali, tra cui c’è una fortissima presenza di persone cresciute negli oratori e nelle associazioni cattoliche.

“I cattolici in Italia desiderano essere protagonisti nel costruire una democrazia inclusiva – ha detto il cardinal Zuppi – dove nessuno sia scartato o venga lasciato indietro.”

Esprimendo l’auspicio di “costruire il domani di un Paese per tutti, con al centro la persona”.

“Oggi è necessario un profondo rinnovamento sociale e politico”, ha sottolineato, rilanciando l’appello di Giovanni Paolo II. Perciò “i laici cristiani non possono sottrarsi alle loro responsabilità”, partendo dalla consapevolezza che “la pace e lo sviluppo non sono beni conquistati una volta per tutte”.

“Non vogliamo accontentarci di facili lamentele sulla crisi della democrazia e sulla scarsa partecipazione al voto”, ha aggiunto. “Ci impegniamo per risposte positive, consapevoli, condivise, possibili.”

“In questa stagione storica – ha sostenuto ancor più in dettaglio – ci sentiamo parte di un Paese che sta affrontando passaggi difficili e crisi epocali: basti pensare all’inverno demografico, alla crescita delle disuguaglianze, alle percentuali di abbandono scolastico, all’astensionismo e alla disaffezione sempre più numerosa alla partecipazione democratica, alla vita scartata che diventa insignificante per l’onnipotenza che si trasforma in nichilismo distruttivo di sé stesso. Sentiamo la sfida dell’accoglienza dei migranti, della transizione ecologica, della solitudine che avvolge molte persone, della difficoltà di spazi per i giovani, dell’aumento della conflittualità nei rapporti sociali e tra i popoli, infine della guerra che domina lo scenario internazionale e proietta le sue ombre su tutto questo.”

Oggi, ha denunciato il cardinal Zuppi, “la democrazia soffre perché le società sono sempre più polarizzate, attraversate cioè da tensioni sempre più aspre tra gruppi antagonisti, dominate dalla contrapposizione amico-nemico”. Non c’è democrazia, invece, “senza un noi”, senza la difesa della dignità umana, perché la democrazia “vuol dire contrasto alla cultura dello scarto, alle dipendenze, alle condizioni indegne nelle carceri, ai tanti feriti della malattia psichiatrica”.

“In questi giorni – ha sottolineato il cardinal Zuppi nell’intervento conclusivo, domenica mattina, nell’incontro dei delegati con papa Francesco – non abbiamo parlato della partecipazione: l’abbiamo vissuta, come in questi anni nel Cammino sinodale delle Chiese in Italia.”

“Dopo questi giorni è cresciuta la voglia di partecipazione  di rendere migliore questo mondo, di aiutare la democrazia viva del nostro Paese e dell’Europa, non quella del benessere individuale, ma quella del bene comune, che è stare bene tutti. Alle sfide vogliamo rispondere da cristiani. Vogliamo dare frutti di democrazia, cioè di uguaglianza, di diritti e doveri per tutti. Al cuore della democrazia ci sono le persone e c’è un atteggiamento di fiducia e speranza.”

A dare poi un’idea concreta di cosa voglia dire fare partecipazione,  fare cittadinanza attiva, son state le tante installazioni e gli innumerevoli stand di buone pratiche nelle vie e piazze della città, che hanno coinvolto e reso partecipi molte persone, oltre ai delegati.

Parole-chiave, da declinare negli ambiti diocesani: accoglienza, ascolto, dialogo, condivisione, mediazione, fiducia e speranza.

Angelo Marazzi

presidente commissione diocesana per la Pastorale sociale e del lavoro