PADRE ALFREDO CREMONESI

Nato a:
Ripalta Guerina (CR)
Diocesi di Crema
16 Maggio 1902

Morto a:
Donoku (Birmania)
07 Febbraio 1953

LA VITA DEL SERVO DI DIO PADRE ALFREDO CREMONESI

Alfredo Cremonesi nacque a Ripalta Guerina (CR), diocesi di Crema, il 16 maggio 1902 da Enrico e Maria Rosa Scartabellati primo di sette figli, sei maschi e una femmina. Giovanissimo entrò nel seminario diocesano dove completò   i suoi  studi umanistici,  dimostrando un brillante ingegno. Durante gli anni seminario si ammalò di linfatismo. Sembrava destinato a finire presto i suoi giorni. Invece, per intervento di S. Teresina del Bambin  Gesù, come riconobbe lui stesso, ottenne la completa guarigione. Ciò fece nascere in lui  il desiderio di diventare  missionario, apostolo del Vangelo tra i non cristiani. Accolto  nel Seminario lombardo per le Missioni Estere di Milano (1922), mentre attendeva al completamento degli studi teologici, ebbe modo di manifestare, tra le altre  doti, una spiccata propensione  allo scrivere: infatti, pubblicò una raccolta di poesie e diversi drammi di argomento missionario che ebbero diverse edizioni. Ordinato sacerdote il 12 ottobre 1924, non fu mandato subito in missione, com’era suo desiderio, ma incaricato dell’insegnamento della lingua italiana nel Seminario minore di S. Ilario a Genova Nervi. Egli, però,  si sentiva fatto per l’azione apostolica in terre lontane. L’anno dopo,  finalmente, poté coronare il suo sogno. Destinato alla missione di Taungngu, in Birmania, salpò dal porto di Napoli il 16 ottobre 1925. Prima di lasciare l’Italia, promise a se stesso di non fare  più ritorno a casa, per non dare cattivo esempio. E infatti, malgrado le insistenze dei familiari e degli amici, non mise più piede in patria. Per 28 anni lavorò ininterrottamente tra i suoi Karennì, i cariani rossi.

Fu mandato dapprima a Yedashé, nello Yoma occidentale, dove visitò parecchi villaggi ancora pagani, ottenendo numerose conversioni. In seguito fu trasferito  a Donoku, un villaggio abitato dai cariani rossi. Qui rimase fino   allo scoppio della seconda guerra mondiale, sempre dedicandosi ai suoi viaggi apostolici sui monti, dai quali spesso tornava stremato dalla fatica a dalla  malaria, ma  sempre deciso a riprendere il suo impegno per la diffusione della fede cattolica. Infatti, Padre Cremonesi concepiva la sua missione non soltanto come una conquista di quanti erano ancora pagani, ma anche un’ opera  di resistenza di fronte alla massiccia avanzata dei protestanti battisti, forti degli appoggi economici americani.

Scoppiata la seconda  guerra mondiale, la Birmania, in quanto colonia inglese, si trovò coinvolta nel conflitto. Con l’entrata in guerra anche dell’ Italia a fianco della Germania, i missionari italiani improvvisamente si trovarono dalla parte del nemico. Per ordine del comando militare furono tutti internati in India, ad eccezione di quanti, allo scoppio del conflitto, si trovavano in Birmania da oltre dieci anni. Rimasero al loro posto solo sei missionari; tra questi Padre Cremonesi. Iniziò per loro un periodo durissimo: ognuno doveva fare il lavoro di almeno tra confratelli.  Padre Cremonesi venne trasferito più nord, a Moshò, dove pur tra grandi difficoltà continuò a visitare i  villaggi cariani. Gli anni della guerra furono terribili per Padre Cremonesi. Per anni non ebbe quasi niente da mangiare. Più volte corse pericolo di vita (come quando venne preso in ostaggio dai giapponesi), ma sempre si salvò per l’intercessione di Santa Teresina.  L’ultimo periodo di guerra lo visse nella foresta, con i suoi cristiani, mangiando solo erbe. Ma non si perse d’animo. Lo sostenevano la devozione al Sacro Cuore e la pratica quotidiana dell’Adorazione Eucaristica. Padre Cremonesi, infatti, tutte le notti, anche dopo un giro faticoso, si alzava a mezzanotte  per un’ora di adorazione davanti al Tabernacolo. Tornato a letto, alle quattro era di nuovo in chiesa per la S. Messa e l’ufficio. Per questa  fedeltà al suo apostolato  era stato soprannominato il “moto perpetuo”. Per la sua bonarietà e socievolezza,  il “sorriso della missione”. Suore, preti, laici ricorrevano a lui in gran numero per la confessione o per avere consigli.

Ritornato a Donoku, dopo la guerra, si trovò in mezzo ad un’altra bufera. Nel 1948 la Birmania otteneva l’indipendenza dall’Inghilterra. Subito, però, sorsero contrasti tra i Birmani al potere gli altri gruppi etnici  scarsamente  rappresentati in parlamento. La protesta sfociò nella rivolta armata. In lotta tra di loro erano soprattutto Birmani e i Cariani di confessione battista. I cariani cattolici, fedeli al governo, ben presto si trovarono tra l’incudine e il martello. In quanto Cariani erano odiati dai Birmani quasi tutti buddisti, in quanto cristiani cattolici erano mal visti dai cariani protestanti di confessione battista. I villaggi cattolici, perciò, erano spesso saccheggiati da parte  degli uni e degli altri. Padre Cremonesi, forte della sua autorità, più volte intervenne per riportare l’ordine e salvò parecchi villaggi dalla distruzione. Nell’agosto 1950, anche  Donoku venne assalita dai ribelli. Gli abitanti non ebbero altra scelta che rifugiarsi nella foresta, Anche Padre Cremonesi fu costretto a fuggire. Si rifugiò a Taungngu, presso la missione, insieme a una parte dei suoi cristiani. Incominciò per  lui un altro periodo tristissimo, che egli  definì di esilio. Ogni giorno sentiva nascere più forte dentro di sé il desiderio di  tornare a Donoku e cogliere le sue pecorelle disperse. Trascorso un anno, la situazione sembrò migliorare. I ribelli erano ormai allo stremo. Padre Cremonesi ebbe il permesso di tornare al suo villaggio (marzo 1952).  La vita si riaccese. Ma sul finire dell’anno la situazione precipitò un’altra volta. “La guerra non è ancora finita – così scriveva alla cugina suora  – I soldati ribelli che difendono il fronte sono dietro di me, così che, se capita un attacco, sono io il primo ad essere preso.”  Il 7 febbraio 1953, i soldati governativi dopo uno scontro con i ribelli, in cui vennero sconfitti, dovettero battere in ritirata. Senza alcun preavviso fecero irruzione nel villaggio di Donoku,  dove tutti gli abitanti erano in preda ad autentico terrore. I soldati erano convinti che gli abitanti del villaggio favorissero i ribelli. Padre Cremonesi intervenne, assicurando che tra di loro non c’erano ribelli. Persuasi dalle parole del missionario,  i soldati  si allontanarono.

Appena fuori dal villaggio, però, furono oggetto di una vera e propria   un’imboscata. Ne nacque un altro scontro con i ribelli nel corso del quale alcuni soldati rimasero  feriti. Ritornati sui loro passi, fuori di sé dalla rabbia, si precipitarono alla residenza del Padre, ancora fermo davanti alla scuola del villaggio con alcune persone, tra le quali il capo villaggio, un dirigente dell’Azione Cattolica il quale, forse  per il suo abbigliamento, venne scambiato per un ribelle.

I militari lo investirono subito con tanta furia che Padre Alfredo dovette intervenire in sua difesa. Stavolta però i soldati non vollero ascoltare ragioni. Accecati dall’ira,  aprirono il fuoco. Investiti dalle raffiche di mitra, il capo villaggio e Padre Cremonesi si accasciarono a terra, gravemente feriti. Due bambine, dietro di loro, vennero colpite mortalmente. Mentre la gente scappava nella foresta, i soldati  scatenarono la loro furia contro la casa del Padre e il convento  che vennero incendiati. Entrati anche  in chiesa,  si misero a mitragliare tutto:  statue, candelabri, suppellettili. Infine la incendiarono assieme alle case del villaggio.

Prima di andarsene, il gesto più atroce:  il comandante si avvicina a P. Cremonesi, a terra ferito, e gli spara in  viso a bruciapelo.

Il giorno dopo alcuni fedeli  tornarono al villaggio incendiato per dare sepoltura ai morti, tra i quali Padre Alfredo. Prima di seppellirlo, gli tagliarono un po’ di barba e alcune pezze della camicia insanguinata che fecero pervenire a Taungngu in una busta con la scritta: “Reliquie del martire  Padre Cremonesi, da mandare ai suoi genitori”.

Per i  suoi figli era già un martire.

LE LETTERE

Raccolta di lettere di Padre Alfredo Cremonesi

Lettera ai familiari - Toungoo, 23-11-1946

Lettera a Padre Barbieri - Toungoo, 20-02-1946

Lettera alla zia suora - S. Michele Cr., 30-09-1925

Lettera al Superiore del Seminario Lombardo - Seminario di Crema , 12-02-1922

Lettera alla zia suora - Seminario di Crema, 17-05-1922

LE PUBBLICAZIONI

Raccolta di pubblicazioni su P. Alfredo Cremonesi

Il Sogno di Padre Alfredo
Pubblicazione di:
Gheddo Piero e Pagliari Giuseppe
Editore: San Paolo Edizioni
Anno Pubblicazione: 2009

ALFREDO CREMONESI (1902-1953)
UN MARTIRE DEL NOSTRO TEMPO

Pubblicazione di:
Gheddo Piero
Editore: Edizioni Missionare Italiane
Anno Pubblicazione: 2003

PADRE ALFREDO CREMONESI
MAGAZINE

Pubblicazione di:
don Federico Bragonzi
Maria Teresa Aiolfi
Don Giuseppe Pagliari
Supplemento a Il Nuovo Torrazzo di 12/04/2003
Anno Pubblicazione: 2003

PADRE ALFREDO CREMONESI
ZOOM

Anno di pubblicazione: 2013

PADRE ALFREDO CREMONESI
LETTERE A IL NUOVO TORRAZZO

Anno di pubblicazione: 2014

UN MISSIONARIO MONACO
COL SOGNO DEL MARTIRIO

Anno di pubblicazione: Novembre 2014

PADRE CREMONESI
MISSIONARIO AUTENTICO

Anno di pubblicazione: 2016

I VIDEO

Video su Padre Alfredo Cremonesi