Omelia del vescovo per l’apertura dell’anno pastorale

Celebrazione eucaristica in chiusura del Convegno diocesano d’inizio dell’anno pastorale e conferimento del ministero di lettore a Antonino Andronico e Alessandro Benzi, candidati al diaconato permanente

Cattedrale di Crema, 28 settembre 2018

Con una piccola e, spero, perdonabile licenza liturgica, ho voluto anticipare nella Messa di questa sera la celebrazione dei santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele: perché mi sembra bello affidare alla loro intercessione questo inizio dell’anno pastorale della nostra Chiesa cremasca, e affidare a loro anche i nostri fratelli Alessandro e Antonino che, continuando il cammino verso l’ordinazione diaconale, tra poco saranno istituiti lettori della Sacra Scrittura.
Colpisce il fatto che gli angeli, nei Vangeli, siano tutto sommato poco presenti, specie se si fa il confronto con altri testi biblici e, ancora di più, con altri testi ebraici scritti a cavallo dell’era cristiana, che invece riservano agli angeli uno spazio e un’attenzione che a noi possono sembrare spropositati. Al confronto, dicevo, nei Vangeli c’è poco, molto poco. Ma quel poco è significativo, soprattutto perché incontriamo gli angeli nei punti nei quali con più evidenza, per riprendere le parole di Gesù, noi vediamo «i cieli aperti».
Sono, potremmo dire, gli angeli del Natale e della Pasqua: gli angeli che annunciano la venuta nella nostra condizione umana del Figlio di Dio, gli angeli che parlano a Maria, a Giuseppe, ai pastori… e gli angeli che proclamano la risurrezione, i messaggeri – questo è il significato della parola greca ‘angelo’ – della buona notizia per eccellenza: che il Cristo ha vinto la morte, e che i cieli si sono aperti non soltanto per far scendere sul nostro mondo il Figlio diletto, ma anche per accoglierlo definitivamente nella vita e nella gloria di Dio e aprire così anche la strada a noi, chiamati a condividere la sua stessa vita di Risorto.
Ciò che Gesù preannuncia a Natanaele, noi ora lo vediamo in pienezza: sappiamo che i cieli si sono aperti, che tra Dio e l’uomo l’incomunicabilità è stata tolta per sempre; il corteo degli angeli ha accompagnato il Figlio di Dio che è anche il Figlio dell’uomo, Gesù di Nazaret, colui nel quale il Padre ha posto tutta la sua compiacenza e nel quale ha sancito l’alleanza definitiva con l’umanità. Nello sguardo della fede, noi vediamo tutto questo come dono irrevocabile di Dio e come promessa fedele: una promessa che sempre da capo attende dei messaggeri, attende altri ‘angeli’, che ancora lo possano annunciare all’uomo del nostro tempo.
Aprendo il nostro Convegno, due settimane fa, ho voluto insistere sulla necessità di ridestare in noi la passione per il Vangelo e il nostro desiderio di trasmetterlo ad altri: è questa passione per il Vangelo, per la salvezza, la gioia e la vita del mondo che Dio ricapitola in Gesù Cristo, è questo e solo questo che può farci interrogare sul nostro modo di essere comunità cristiana, Chiesa, oggi nel mondo.
Gli angeli, che annunciano la venuta di Dio in mezzo a noi, e annunciano il destino eterno, di gloria e risurrezione, al quale siamo chiamati nel Cristo morto e risorto, ci aiutino a ritrovare questa passione nella nostra vita di credenti e di comunità.

E gli angeli aiutino anche voi, carissimi Alessandro e Antonino, a essere partecipi di questa passione evangelica, nell’impegno fedele della vostra vita cristiana nel matrimonio e nella professione, e nella risposta generosa alla vocazione al diaconato e in particolare, a partire da questa sera, nel ministero di lettore che vi sarà conferito.
L’uomo al quale Gesù preannuncia l’«apertura dei cieli», Natanaele di Cana di Galilea, è «un Israelita in cui non c’è falsità», e che Gesù – che pure sembra non averlo mai incontrato prima – dichiara di aver già visto quando era «sotto l’albero di fichi». Queste indicazioni un po’ enigmatiche vogliono dire questo: Natanaele è un uomo senza doppiezze, un Israelita autentico, che si è dedicato alla meditazione e allo studio della Legge, cioè della Parola di Dio; e che, nonostante qualche perplessità iniziale, ha accettato di andare incontro a Gesù. Gesù sembra dire, anzi, che proprio la meditazione assidua della Parola di Dio – a questo allude il riferimento all’albero di fichi, secondo una tradizione rabbinica – ha preparato Natanaele all’incontro con Gesù, alla professione di fede in lui e al servizio apostolico.
Il ministero di lettore che vi viene affidato, carissimi Alessandro e Antonino, dovrebbe essere per voi anzitutto questo: un rinnovato incontro con la Parola di Dio che, se qualche volta può essere amara, come ricordano i profeti, è però dolce come il miele. Un salmo dice che le parole del Signore «sono fedeli, sono tutte giuste, più preziose dell’oro, di molto oro fino, più dolci del miele e di un favo stillante» (cf. Sal 19, 11; cf. 119, 103): spero, e vi auguro, che anche voi possiate continuare a nutrirvi di questa ricchezza, a lasciarvi illuminare ogni giorno dalla luce della Parola.
Ma il ministero che ricevete questa sera vi costituisce anche servi e dispensatori di questa Parola: vi abilita alla proclamazione della Scrittura nella liturgia, ma ancora di più mette nelle vostre mani il libro della Parola perché ve ne nutriate voi, ma sappiate pure farla diventare nutrimento per tutta la comunità cristiana, come anche per ogni uomo e donna che sia disposto a lasciarsi raggiungere dall’annuncio evangelico. Anche voi, insomma, venite costituiti messaggeri e ministri, «angeli» della Parola di Dio; e come gli angeli, messaggeri e ministri – diaconi, potremmo anche dire – del progetto di salvezza di Dio per l’uomo e per il mondo, così anche voi imparate anzitutto dalla Parola di Dio, e nel servizio fedele alla Parola di Dio, a vivere la diakonia che vi sarà a suo tempo affidata.
E mentre accompagniamo con la preghiera e l’amicizia Alessandro e Antonino, tutti insieme chiediamo a Dio che il suo Spirito continui a suscitare nelle nostre comunità tutte le forme di servizio, di ministero, tutte le chiamate, i doni, i carismi di cui abbiamo bisogno; chiediamo la grazia di saperli riconoscere e accogliere, e che ciascuno sia disposto a spendersi generosamente, per l’edificazione della comunità cristiana e per aver parte alla missione appassionante di comunicare il Vangelo di Gesù Cristo nel nostro mondo e in questa nostra terra.