LA GIORNATA DIOCESANA PER IL NOSTRO SEMINARIO – DOMENICA 9 FEBBRAIO

“Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione” (Ef. 4,4)

 

Domenica 9 febbraio è per la nostra Diocesi e per tutte le nostre comunità la giornata per il nostro Seminario.  E’ occasione di preghiera e di solidarietà per la comunità vocazionale del Seminario e in special modo per i giovani che vi risiedono. E’ inoltre motivo di preghiera affinché altri giovani rispondano alla chiamata al ministero presbiterale.Riportiamo il messaggio che il vescovo Daniele ha preparato in occasione di questo evento.

Scrivo queste righe per il nostro Seminario pochi giorni prima di partire per il Myanmar, dove, a Dio piacendo, avremo la gioia di celebrare per la prima volta la memoria liturgica del beato Alfredo Cremonesi nei luoghi della sua attività missionaria e dove ha ricevuto la grazia del martirio. Lo ricorderemo in particolare nel giorno del suo martirio, il 7 febbraio, e il giorno seguente, quando celebreremo la Messa solenne di ringraziamento della diocesi di Taungngu per la beatificazione. Per di più, domenica 9 febbraio, mentre a Crema si terrà la giornata del Seminario, in diocesi di Taungngu vi sarà l’ordinazione di un nuovo sacerdote. Avremo così tante ragioni di comunione di preghiera e di ringraziamento a Dio, che continua a spargere e a far germogliare semi di vocazione per il bene della sua Chiesa e dell’umanità.

Non posso dimenticare che la vocazione missionaria del beato Alfredo è sbocciata nel nostro Seminario di Crema. Più di un secolo è passato, da quando nel 1911 egli vi entrò (suppongo nella sede adiacente al Santuario della Madonna delle Grazie), rimanendovi fino al secondo anno di teologia. Certo, le lettere che il futuro missionario scrive nel 1922 – l’anno del suo passaggio dal Seminario diocesano a quello del PIME – fanno percepire (forse con qualche esagerazione) una certa resistenza, da parte degli educatori di allora, a lasciar partire il giovane Alfredo. Ne vedevano già la «stoffa» e ci tenevano a non perderlo? Chissà… E sì che quelli erano anni nei quali i Seminari, incluso quello di Crema, erano ben più popolati di adesso. Non a caso, come osserva p. P. Gheddo nella sua biografia di p. Cremonesi, «quello fu il tempo del massimo “boom” di vocazioni missionarie in Italia» (Alfredo Cremonesi [1902-1953]. Un martire per il nostro tempo, p. 30).

Mi chiedo se fosse solo la «quantità» di giovani presenti nei Seminari a rendere possibile la fioritura di tante vocazioni missionarie – e penso anche a quelle venute negli anni successivi, fino a tempi relativamente recenti: menziono solo il nostro carissimo p. Gigi Maccalli, anche lui cresciuto nel nostro Seminario diocesano, e per la cui liberazione continua instancabile la nostra preghiera.

Nei Seminari circolavano le riviste missionarie: fu riferito ad Alfredo Cremonesi (che prese la cosa malissimo) che il rettore di allora, contrariato nel vederlo partire, intendeva proibirne la lettura… Una voce che poi, come risulta da una successiva lettera del futuro beato, doveva rivelarsi infondata, o almeno largamente esagerata.

E torno alla domanda: perché i Seminari di quegli anni furono punto di partenza anche di tante vocazioni missionarie? Forse perché prendevano sul serio le parole di san Paolo che abbiamo scelto per la giornata del Seminario di quest’anno: «Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione» (Ef 4, 4)?

Una vocazione di particolare consacrazione, com’è quella al ministero presbiterale o alla missione, non può stare che dentro la speranza alla quale tutti, con il cosmo intero, siamo chiamati, dentro l’orizzonte di salvezza che ci è dischiuso dal Cristo, morto e risorto. Non può essere che vocazione a servire il «disegno d’amore della volontà del Padre» (cf. Ef 1, 5), e a farlo secondo un dono particolare di Dio, che però ha come scopo quello di «preparare i fratelli (i ‘santi’, dice letteralmente il testo: cioè tutti i cristiani!) a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (4, 12-13).

Vocazione speciale, ma a servizio della chiamata rivolta a tutti, e orientata al formarsi della «pienezza di Cristo»: nessuna vocazione speciale, neppure quella dei nostri seminaristi, può sottrarsi da questo orizzonte grandioso. Chiediamo al beato Alfredo di intercedere perché cresca, nei nostri seminaristi, una passione grande nel mettersi al servizio di questo «disegno d’amore», attraverso il ministero che sarà loro affidato; e preghiamo perché altri giovani siano contagiati da questa passione, e vi rispondano con la stessa generosità del nostro missionario martire.

+Daniele, vescovo

per scaricare la preghiera per il nostro Seminario