Celebrazione della Passione del Signore – 15 aprile 2022

Nella Cattedrale di Crema, il venerdì santo 15 aprile, il vescovo ha presieduto la solenne azione liturgica di commemorazione della Passione del Signore. Riportiamo la sua omelia.

 

Tra un mese esatto, il 15 maggio prossimo, papa Francesco proclamerà santi alcuni fratelli e sorelle che hanno manifestato in un modo particolare, nella loro vita di credenti, i frutti della Pasqua del Signore.
Tra di essi, ci sarà anche il beato Charles de Foucauld, l’eremita del Sahara, il “marabutto” – come lo chiamavano le popolazioni in mezzo alle quali visse gli ultimi quindici anni della sua vita – che dopo una giovinezza dissipata ritrovò la fede in Dio e si dedicò a farne conoscere la misericordia e la salvezza secondo lo “stile di Nazaret”, e cioè nella prossimità fraterna, nella condivisione delle condizioni di vita delle persone in mezzo alle quali andò a vivere, nella preghiera assidua, nella carità senza limiti: desiderando di essere il “fratello universale” che, proprio grazie a questa amicizia e fraternità, testimoniava l’amore sconfinato di Dio per l’uomo.
Voglio fare riferimento alla sua testimonianza, per essere aiutato a contemplare sempre meglio il mistero di amore che la passione del Signore ci mette davanti: integrando così quella contemplazione che già ci è stata offerta dati testi biblici che abbiamo ascoltato – e il racconto di passione, in particolare –, e gli altri segni, che poi vivremo in questa azione liturgica. Metto in luce brevemente tre aspetti.

1. Dal prete che lo guidò alla conversione, e che poi fu sempre il suo direttore spirituale, l’abbé Huvelin, Charles de Foucauld aveva imparato una verità che poi lo ha accompagnato per tutta la sua vita: Gesù Cristo si è scelto l’ultimo posto, in un modo tale che nessuno glielo potrà togliere.
In questa prospettiva, la passione di Gesù va vista non solo come come percorso di sofferenza e morte – ed è già moltissimo, evidentemente: ma Charles de Foucauld sottolinea spesso quella che lui chiama l’\emph{abiezione}, il fatto, cioè, che Gesù fu condannato a una morte vergognosa, la morte riservata agli schiavi e ai delinquenti. E questo è un tratto di tutto il modo di esistere del Figlio di Dio in mezzo a noi.
Ha scritto Charles de Foucauld:

I mezzi di cui Gesù si è servito nel presepio, a Nazaret, sulla croce sono: povertà, abiezione, umiliazione, abbandono, persecuzione, sofferenza, croce. Ecco le nostre armi, quelle del nostro divino sposo, il quale ci chiede di lasciare continuare in noi la sua vita, lui l’unico amore, l’unico sposo, l’unico salvatore e anche l’unica sapienza e l’unica verità. Seguiamo questo “unico modello”, così saremo sicuri di essere nel giusto, perché non siamo noi che viviamo, ma lui che vive in noi; i nostri atti non sono più i nostri, umani e miserabili, ma i suoi, divinamente efficaci (in: A. Mandonico, Mio Dio, come sei buono. La vita e il messaggio di Charles de Foucauld, LEV, Città del Vaticano 2020, p. 324).

2. Charles de Foucauld fu ucciso, la sera del 1 dicembre 1916, da un ragazzo, parte di una banda di predoni, che l’aveva in custodia. Non fu ucciso «in odio alla fede»; però quella morte fu per lui il modo di partecipare alla passione del Signore, perché morte vissuta come testimonianza di amore per Gesù e a sua imitazione.
Leggo ancora alcune sue parole, scritte come commento alla frase che abbiamo sentito pronunciare nel momento culminante del racconto di passione: «E [Gesù], chinato il capo, consegnò lo spirito» (Gv 19,30):

Mio Signore Gesù, sei morto e morto per noi!… Se avessimo veramente fede in ciò, come desidereremmo morire e morire martiri, come desidereremmo morire nelle sofferenze invece di temerle […]. Quale che sia il motivo per cui ci uccidono, se noi, nell’anima, riceviamo la morte ingiusta e crudele come un dono benedetto della tua mano, se noi te ne ringraziamo come di una dolce grazia, come di una beata imitazione della tua fine, se noi te la offriamo come un sacrificio offerto con gran buona volontà, se non resistiamo per ubbidire alla tua parola: “Non resistere al male” (Mt 5,39) e al tuo esempio: “Si è lasciato non soltanto tosare ma sgozzare, senza lamentarsi” (Is 53,7), allora quale che sia il motivo che hanno di ucciderci, morremo nel puro amore e la nostra morte ti sarà un sacrificio di molto gradevole odore (cfr. Gen 8,21; Es 29,18; Lv 1,9.13 ecc.) e se non è un martirio nel senso stretto della parola, e agli occhi degli uomini, lo sarà ai tuoi occhi e sarà una perfettissima immagine della tua morte e una fine amorevolissima che ci condurrà diritti in cielo… Poiché, se non abbiamo in questo caso offerto il nostro sangue per la nostra fede, l’avremo con tutto il cuore offerto e sparso per amore di te… (in: A. Mandonico, Mio Dio, come sei buono…, pp. 273 s.)

3. Da ultimo, vorrei riprendere la ben conosciuta Preghiera di abbandono. È ritenuta per eccellenza la preghiera di Charles de Foucauld, anche se, così come la conosciamo, non fu scritta da lui, ma da alcuni dei suoi primi discepoli e discepole (venuti tutti dopo la sua morte: da vivo, il b. Charles non abbe alcun discepolo…). Sono però parole che riprendono una meditazione sulla passione scritta dallo stesso de Foucauld in un momento particolarmente difficile della sua vita, poco prima di scegliere il deserto come luogo del suo apostolato.
Ciò che non sempre si ricorda, è che Charles de Foucauld immagina queste parole come una preghiera che Gesù stesso rivolge al Padre, nell’ora della croce. Ma essa diventa anche la preghiera che ciascuno di noi può fare sua, perché nell’oscurità della croce Gesù, il Figlio amato, si abbandona al Padre affinché anche noi possiamo diventare per sempre suoi figli.

Padre mio,
mi abbandono a te,
fa’ di me quello che vuoi.
Qualsiasi cosa Tu faccia di me
io ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto.
Purché si compia la tua volontà in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.

Rimetto la mia anima nelle tue mani,
la do a Te, mio Dio,
con tutto l’amore che ho nel cuore,
perché ti amo,
e perché ho bisogno di amore,
di far dono di me
di rimettermi nelle tue mani senza misura,
con infinita fiducia,
perché Tu sei mio Padre.