Anniversario della beatificazione di p. Alfredo Cremonesi

Il 19 ottobre 2020, nel primo anniversario della beatificazione di p. Alfredo Cremonesi, missionario del PIME, il vescovo Daniele ha presieduto la S. Messa nella parrocchia di Ripalta Guerina, dove è nato il beato. Riportiamo di seguito l’omelia.

Ci sono ricchezze che suscitano il desiderio del possesso, e di un possesso esclusivo: e sono fonte di conflitti e divisioni. Due fratelli, nella pagina del vangelo che abbiamo ascoltato (Lc 12,13-21) sono alle prese con un’eredità. Uno dei due, evidentemente, vuol tenere tutto per sé; come sembra anche giusto dal punto di vista della giustizia umana, l’altro chiede di avere la sua parte, e per questo vuole tirare in ballo Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità» (v. 13).
È giusto, ripeto, è legittimo e anzi doveroso, secondo i criteri umani: ma qui si parla il linguaggio della divisione: «di’… che \emph{divida} con me l’eredità»: e così, io la mia parte, lui la sua, e ciascuno per la sua strada. Se l’impostazione è questa, se il criterio è quello di «accumulare tesori per sé» (cf. v. 21), di lasciarsi governare dalla cupidigia (cf. v. 15), è difficile andare più in là: la giustizia umana potrà intervenire almeno a regolare i conflitti, a non farli diventare troppo violenti; potrà fare le parti nel modo meno ingiusto possibile, e indubbiamente anche questa è una cosa importante… Ma non basta: o, per lo meno, non basta a Gesù.
Gesù sa bene, e lo dice più volte in modi diversi, che l’uomo è condizionato dal «tesoro» che sta al centro della sua vita: potremmo anche dire che per lui, appunto, la questione decisiva è quella del «tesoro» intorno al quale l’uomo orienta i suoi desideri, e per il quale spende le sue forze. Per questo, nel ‘discorso della montagna’, aveva detto: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,19-21).
In definitiva, la grande questione, per Gesù, è proprio che l’uomo possa scoprire quel tesoro che è capace di dare senso, verità e pienezza alla sua vita, come dice bene la piccolissima parabola che si legge nel vangelo di Matteo: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo» (13,44). Questo atteggiamento è precisamente il contrario dell’«accumulare tesori per sé e non arricchirsi presso Dio» (cf. Lc 13,21), che abbiamo sentito nella conclusione del vangelo di questa sera.
È l’atteggiamento di Gesù stesso: perché lui, per primo, trova nel regno di Dio, di cui è il profeta e l’annunciatore, il tesoro che attira tutta la sua vita, il tesoro intorno al quale ruota il suo cuore. Cercare sopra ogni cosa «il regno di Dio e la sua giustizia» (cf. Mt 6,33) è ciò che muove ogni azione, ogni gesto, ogni comportamento di Gesù. Gesù è colui che per primo, in modo unico e insuperabile, ha il suo cuore rivolto a «Dio, ricco di misericordia»; è colui che trova nel Padre, e nel suo amore incondizionato (cf. Ef 2,4), la sola ricchezza capace di riempire tutta una vita. Per questo egli può proporre, a chi desidera seguirlo, la scelta radicale: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!» (Mt 19,21).

Sappiamo che la persona a cui per prima fu rivolta questa parola non se la sentì di accogliere questo invito, e «se ne andò, triste, perché possedeva molte ricchezze» (ivi, v. 22). Ma in tanti altri hanno ascoltato questa parola, l’hanno presa sul serio e, come dice Gesù stesso, «hanno lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi» per il suo nome, sicuri di ricevere «cento volte tanto» e di avere «in eredità la vita eterna» (ivi, v. 29).
Così è stato per il nostro padre Alfredo Cremonesi: ha capito, giovanissimo, che il suo cuore poteva trovare pace solo nel tesoro di Gesù e del suo Vangelo; si è reso conto che ciò che faceva per lui era solo «la straordinaria ricchezza» della grazia di Dio in Cristo Gesù (cf. Ef 2,10), e che solo mettendosi al servizio di questa ricchezza, consacrandovi tutta la sua vita, avrebbe trovato pace.
Dicevo all’inizio che ci sono ricchezze che stimolando il desiderio di un possesso esclusivo, il che le fa diventare causa di conflitti e divisioni. Il beato Alfredo ha capito che la ricchezza di Cristo, invece, è fonte di comunione: è ricchezza che non si esaurisce condividendola con altri ma, al contrario, aumenta e si consolida sempre più. Per questo ha scelto la missione: perché sentiva di dover condividere la ricchezza di Cristo, di doverla portare a chi più ne era bisognoso, a costo di attraversare mezzo mondo, di non rimettere più piede in casa sua, nel suo paese, di non rivedere più la sua famiglia e i suoi amici, con la certezza che nulla di tutto questo andava perduto, e che tutto avrebbe ritrovato nel dono di sé, arrivato fino all’effusione del sangue.
Noi, forse, viviamo ancora una divisione interiore, perché percepiamo la bellezza e il valore inesauribile della ricchezza di Cristo, ma insieme siamo attirati anche dalle ricchezze fragili di questo mondo. Per questo, probabilmente, diventa difficile per noi dire, come il p. Alfredo in una sua lettera, «sono povero, sono sofferente, sono in un mare di croci e di preoccupazioni, ma pure sono in pace, ma pure sto tanto bene, ma pure godo una pace infinita».
In queste parole, scritte nel 1929, dunque ancora nei primi passi della sua missione, si riassume tutto ciò che egli ha vissuto negli anni seguenti, fino al martirio. Scrivendo queste parole, chiedeva di essere ricordato nella preghiera, perché sapeva di poterle vivere solo sostenuto dalla preghiera – e quanto sia vero ce lo ha ricordato anche, nei giorni scorsi, la testimonianza di p. Gigi Maccalli e dei suoi due anni di prigionia.
Ora noi possiamo chiedere anche a lui, al beato Alfredo, di pregare tanto per noi, di intercedere perché anche noi sappiamo trovare in Gesù e nel suo vangelo il tesoro che riempie il nostro cuore a la nostra vita, e con la testimonianza della vita sappiamo condividere con tutti questa ricchezza, sicuri di non perdere niente, e di guadagnare tutto.