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LA CELEBRAZIONE DELLA PASSIONE PRESIEDUTA IN CATTEDRALE DAL VESCOVO DANIELE

Il vescovo Daniele ha presieduto la celebrazione della Passione del Signore, questa sera, venerdì santo, alle ore 18.30 in cattedrale.

Una liturgia “contemplativa”, come ama dire, che si vive in un profondo silenzio ascoltando la Passione del Signore, pregando per la Chiesa e il mondo, adorando la Croce e nutrendoci dell’Eucarestia. 

Tre infatti le parti principali di una liturgia unica nell’intero corso dell’anno. Il vescovo Daniele è entrato in totale silenzio, accompagnato dai canonici, dai diaconi e dai ministranti, si è prostrato nel mezzo del presbiterio in segno di profondo dolore per la morte del Signore Gesù.

Morte che è stata raccontata secondo il Vangelo di San Giovanni, proclamata – come già domenica scorsa – dai tre diaconi in dalmatica rossa. Al momento dell’annuncio della morte di Gesù, vescovo e assemblea si sono inginocchiati un’altra volta in adorazione.

Mons. Gianotti ha brevemente commentato la Parola di Dio: “Prima di consegnarsi nelle mani di coloro che l’avrebbero condotto a morte, Gesù ha detto: abbiate coraggio io ho vinto il mondo. Quella che sembra e una sconfitta è in realtà una vittoria.” 

E ha indicato i segnali che l’evangelista ci dà per orientarci in questa direzione: l’iscrizione posta sulla croce che è il trono del Re; l’affidamento di Giovanni a Maria e viceversa: “si capisce che qui abbiamo non una morte, ma una nascita”; il fiume di acqua che sgorga dal costato del Crocifisso “che non è altro che lo Spirito, donato da Gesù nel suo ultimo respiro”. “Giovanni non ha bisogno di ‘aspettare’ la risurrezione per farci contemplare questa vittoria, perché il Crocifisso, elevato da terra, è già il Signore innalzato nella gloria.

Nella fede – ha continuato il vescovo Daniele – possiamo essere partecipi di questa vittoria e avere appunto quel coraggio al quale il Signore invita i suoi discepoli. 

Nel Vangelo della passione è presente tutto il male: Gesù si offre come agnello, ma non accetta di confondere la verità con la menzogna come fa con Pilato. Dobbiamo lottare anche noi contro ogni forma di male.

“E tuttavia – ha concluso – noi non abbiamo altre armi, per combattere contro tutto questo, se non quelle che ha usato Gesù stesso nella sua passione. Sono le armi della verità e della mitezza, dell’abbandono in Dio e della rinuncia a difendere se stesso; sono le armi della perseveranza nel bene e della carità che si dona senza nulla trattenere per sé.”

All’omelia del vescovo è seguita un’antica preghiera di dieci invocazioni, che ha affidato al Signore, la Chiesa, il papa, il vescovo e tutti i vescovi assieme ai sacerdoti e ai diaconi, i catecumeni, l’unità dei cristiani, per ebrei, i non cristiani, coloro che non credono in Dio, i governanti e i sofferenti.

Quindi il momento suggestivo dell’adorazione: al celebrante è stata consegnata una croce velata dal un telo viola. Sui gradini del presbiterio, davanti all’assemblea, mons. Gianotti ha scoperto l’immagine di Gesù crocifisso in tre momenti cantando: “Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo. Venite, adoriamo.” Per tre  volte l’assemblea si è inginocchiata in adorazione. 

La croce è stata poi trattenuta da due diaconi e da due accoliti, mentre dal vescovo a tutti i sacerdoti, ai fedeli, ciascuno si è inginocchiato davanti al Crocifisso, baciandolo con venerazione.

La liturgia si è poi conclusa con la comunione eucaristica, grazie alle ostie consacrate nella Messa in Coena Domini di ieri. 





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