Visite pastorali

Zona Sub Urbana - apertura visita pastorale

APERTURA VISITA PASTORALE Zona Suburbana – 1 ottobre 2010- s.Maria della Croce Rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, carissimi sacerdoti e laici delle parrocchie di questa zona Suburbana, qui convenuti per dare inizio alla visita pastorale nelle vostre comunità. Essere riuniti in questa basilica, tanto cara ai Cremaschi, è già una occasione per dare una giusta visibilità a un importante evento di Chiesa quale è la visita pastorale e interessare tutto il popolo di Dio, che nelle singole parrocchie, associazioni e movimenti, è chiamato nella fede a ricordare il cammino che Dio ha compiuto e a riconoscere i segni del suo amore, maturati in questi anni attraverso un impegno generoso all’interno delle singole comunità da parte di tanti laici/che, sacerdoti, religiosi/e. Non vi è modo migliore per introdurci alla visita pastorale che celebrare l’Eucaristia, perché in essa accogliamo la chiamata di Colui che ci attrae tutti a sé e ci raduna come comunità. E’ l’Eucaristia, infatti, che fa la Chiesa, non i nostri programmi, le tecniche organizzative, né la nostra iniziativa personale. Nell’Eucaristia sperimentiamo il Signore Gesù che viene incontro a noi corporalmente e ci edifica continuamente come suo corpo, così che il corpo eucaristico di Cristo viene a coincidere con il corpo ecclesiale, che siamo noi, suoi discepoli. “Grazie all’Eucaristia, ci insegna Papa Benedetto XVI, la Chiesa rinasce sempre di nuovo e quanto più viva è la fede eucaristica nel popolo di Dio, tanto più profonda è la sua partecipazione alla vita ecclesiale mediante la convinta adesione alla missione ecclesiale che Cristo ha affidato ai suoi discepoli” . Con ciò è detto il metro di misura con cui valutare il cammino di fede delle nostre Comunità, la nostra testimonianza cristiana, a livello personale, e l’impegno missionario, cioè il desiderio di annunciare Gesù alle persone del nostro ambiente di vita. Nella partecipazione all’Eucaristia, soprattutto nel giorno del Signore, la domenica, ci sentiremo un solo corpo tra di noi e col Signore, che ci chiama a fare nostra la sua stessa missione evangelizzatrice. Come la missione di Cristo è di rappresentare al vivo il volto di Dio padre: “Chi vede me, vede il Padre”, così tutti i battezzati, a partire dalle famiglie cristiane, sono chiamati ad annunciare l’amore di Dio Padre mediante una vita fondata sull’amore e sul dono di sé offerto ai fratelli. La prima lettura dagli Atti degli Apostoli, proclamata questa sera, ci fa assaporare il “clima” di fede della primitiva comunità cristiana. Si tratta di credenti in Cristo risorto (“Tutti i credenti stavano insieme”: non solo amici), che scelgono di vivere fin da ora da risorti, rispondendo così al dono ricevuto dello Spirito Santo che crea un mondo nuovo. L’ ascolto della Parola di Dio e l’insegnamento degli apostoli, in spirito di sincera unità “un cuor solo e un’anima sola”, nella preghiera comune e nella frazione del pane, conduce a vivere uno stile alternativo, di cui la comunione dei beni è espressione significativa. Si tratta di persone che hanno saputo eliminare da loro stessi l’idolatria dei beni, da cui deriva la cupidigia, l’ avarizia, il disinteresse per gli altri, il desiderio di comandare, di prevalere sugli altri e non di servire. Accogliere la parola di Dio e poi cibarsi del cibo eucaristico, significa vivere una vita “espropriata”, non più centrata su di sé, ma protesa al dono sincero di sé, così da rendere visibile la novità del mondo futuro. Ecco perchè questo brano della parola di Dio è stato posto come immagine ideale di vita a cui tendere per la Chiesa di tutti i tempi, non solo a livello personale, quindi, ma anche a livello comunitario. Una parrocchia cresce se sa educare i discepoli di Gesù a uno stile diverso dal mondo in cui viviamo, se sa creare un ambiente in cui si può sperimentare un clima di accoglienza, di solidarietà, se si può toccare con mano la sollecitudine per i piccoli e per i poveri, i deboli e gli esclusi, spesso tollerati dalla mentalità comune, quando non allontanati o ignorati. Con questi gesti una comunità simile, nonostante i suoi limiti, e con scarsità di mezzi e di persone, diventa “immagine del mondo futuro”, il tutto però senza ostentazione, in semplicità e umiltà. Il testo del vangelo secondo Luca, proposto all’attenzione di tutti noi, non fa altro che esplicitare ancora meglio le regole della vita cristiana, che Gesù non solo ha proposto, ma ha innanzitutto attuato. Esse portano nel mondo una sostanziale novità, perché riconoscono il primato non a colui che possiede di più, né a chi spadroneggia sugli altri, ma a chi ama di più, cioè si dona e serve. E’ Gesù che proclama: “io sto in mezzo a voi come colui che serve”, in questo modo rivela altresì una caratteristica specifica del nostro Dio: Egli è colui che serve l’uomo. Una dimensione innovativa, che nessun uomo avrebbe mai potuto pretendere né immaginare. Normalmente, infatti, si crede che sia l’uomo a servire Dio, e non viceversa! Da qui nasce un “modo nuovo” di vedere gli altri e di concepire la vita, proprio perché noi siamo chiamati ad essere immagine di Dio. Questa novità evangeliche dovrebbero emergere nelle comunità cristiane attraverso coloro che pazientemente si impegnano a vivere da cristiani adulti nella fede e si impegnano nella costruzione del regno di Dio, di cui ogni comunità cristiana è immagine e segno. Che la visita pastorale sia un momento di grazia per verificare questa tensione ideale, e per aiutarci a progredire insieme nella verità e nell’amore.



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