Omelie

OMELIA DEL VESCOVO DANIELE NEL PONTIFICALE DI PASQUA

OMELIA DELLA MESSA DI PASQUA - 16 apr. 2017 

 

«Morte e vita si sono affrontate / in un prodigioso duello. / Il Signore della vita era morto; / ma ora, vivo, trionfa»: così abbiamo cantato, prima del Vangelo, nella Sequenza di questa festa di Pasqua.  E il mistero della Pasqua, che oggi celebriamo nella più grande festa della nostra fede e della nostra vita di Chiesa, è precisamente il mistero di questo duello, che sempre da capo si ripropone per noi e per tutta la storia umana. 

Certo, la fede della Chiesa oggi canta in tanti modi la vittoria di Cristo: «Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa»; e proprio questa vittoria fa di questo giorno «il giorno che ha fatto il Signore», giorno nel quale siamo chiamati a gioire ed esultare, come abbiamo cantato nel salmo dopo la prima lettura; è il giorno nel quale «fare festa nel Signore», perché «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato». 

Ma l’immagine del duello, della lotta, utilizzata dalla Sequenza, ci aiuta forse a capire che la fede pasquale è qualcosa di diverso da una banale constatazione del tipo: «tutto è bene quel che finisce bene», da una sorta di «e vissero tutti felici e contenti». Le parole ancora piene di dubbio di Maria di Magdala, dopo la scoperta della tomba vuota – «hanno portato via il mio Signore e non sappiamo dove l’hanno posto!» –, la stessa corsa affannosa dei discepoli, dei quali si dice che solo dopo un po’ arrivarono alla fede, perché prima «non avevano ancora compreso la Scrittura»... tutto questo ci ricorda la profondità della fede pasquale, una fede che solo lo Spirito può suscitare in noi in modo pieno, e che ci domanda di entrare in quel duello tra morte e vita, di cui ci parla la Sequenza.

 

Questa notte, qui in Cattedrale, abbiamo ricevuto da Dio il dono di due nuovi membri della comunità: due donne, due nostre sorelle, Greta e Maria, provenienti rispettivamente dall’Albania e dallo Sri Lanka, dopo aver compiuto un intenso cammino di preparazione, hanno ricevuto il Battesimo, sono diventate cristiane. 

Subito prima del loro Battesimo, ho chiesto loro di professare la loro fede, anzitutto attraverso la rinunzia: rinunzia al male, al peccato, a Satana, e a tutti i comportamenti e le scelte nei quali si manifesta ancora l’«uomo vecchio», l’uomo del peccato; per poi chiedere loro ciò che tra poco domanderò ancora a me e a tutti voi, di rinnovare cioè l’adesione nella fede a Dio Padre, al Signore Gesù, e allo Spirito che è il loro dono comune. 

La rinuncia al male e al peccato da un lato, e l’adesione nella fede a Dio, dall’altro, sono il nostro modo di entrare nel «prodigioso duello» di cui parla la Sequenza di Pasqua; ci ricordano che questo duello attraversa ancora la nostra vita, e che possiamo viverlo nella fiduciosa certezza che Cristo ha già vinto (e, appunto, questa vittoria è precisamente ciò stiamo celebrando) e che anche noi possiamo attraversarlo nello stesso modo di Cristo. 

Il nostro Signore Gesù, infatti, non si è sottratto a quel duello; non si è fatto scudo della sua divinità, non ha considerato l’essere pari a Dio un motivo di privilegio o una forma di garanzia. Vi è entrato, perché anch’Egli ha vissuto la lotta contro le forze della morte e del peccato; ha subito anche lui la tentazione del dominio basato sul potere, anche lui ha fatto i conti con la menzogna e l’inganno, anche lui si è misurato con il male, presente in tante forme nella vita dell’uomo. Come ricordano la parole di Pietro nella prima lettura, egli «passò beneficando e risanando», ma questo suo passaggio lo ha messo a confronto con «il potere del diavolo», e questo confronto lo ha condotto fino alla morte, e alla morte di croce. 

Ma appunto così egli ha trionfato della morte: non sottraendosi alla lotta, non cercando di evadere in un mondo celestiale, ma affrontando il duello con il potere della morte e del peccato con le armi della fiducia in Dio, della benevolenza, della misericordia, della verità, della giustizia... 

Confessare che Cristo è risorto, gioire perché Dio non lo ha lasciato nel sepolcro, cantare la gioia della Pasqua, vorrà dire anche per noi percorrere il suo stesso itinerario: vorrà dire anche per noi  «cercare le cose di lassù, dove è Cristo, assiso alla destra di Dio» (cf. II lettura), quelle «cose di lassù» che sono l’amore di Dio per l’uomo, il suo desiderio di salvezza, la sua volontà di vita e di vita piena, contrapposte alle «cose della terra», che sono tutte le forme di morte ancora presenti in noi e nel mondo. 

L’immagine del duello, della lotta, come anche la corsa – ora più veloce, ora più lenta – dei due discepoli verso il sepolcro vuoto ci dicono che la Pasqua di Gesù è un dono, anzi il dono per eccellenza dell’amore fedele di Dio, ma è anche un impegno, e un impegno non da poco.

La grazia del Battesimo, di cui tra poco faremo memoria rinnovando anche noi la professione di fede battesimale, e l’Eucaristia che stiamo celebrando, e che siamo chiamati a celebrare ogni domenica, ci permettono di entrare in questo impegno, di vivere la lotta e la corsa pasquale, sapendo che Dio, in Cristo morto e risorto, ha già fatto tutto l’essenziale: a noi il compito di accogliere questo dono, e di diventare, in virtù dello Spirito, testimoni della Pasqua, testimoni della vita che vince la morte e dischiude al mondo il futuro di Dio.

 





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