Omelie

OMELIA DEL VESCOVO DANIELE NELLA VEGLIA PASQUALE

OMELIA DELLA VEGLIA PASQUALE 15/04/2017

 

Nel dramma del Venerdì santo, l’ultima parola di Gesù che avevamo sentito risuonare è stato il suo «Tutto è compiuto», subito prima di «consegnare lo Spirito» (cf. Gv 19,30). Poi, il silenzio; il silenzio del Sabato santo, un silenzio che possiamo interpretare come la fine, il venir meno di ogni attesa o speranza; oppure, come il silenzio gravido di tutto, il silenzio che fa capire, poco alla volta, come in quel «tutto è compiuto» ci sia davvero tutto, perché nella Pasqua del Signore si è raccolta e condensata tutta la vicenda di Dio e del mondo, tutto il «mistero», ossia il progetto di salvezza e di vita che Dio ha pensato e voluto per noi; volendolo a tal punto che persino il peccato – al quale Dio continua a opporre il suo «no» radicale – vi diventa occasione di salvezza: «Felice colpa, quella di Adamo, che ci ha meritato un così grande redentore», come osa cantare l’Exsultet pasquale.

Al cristiano potrebbe bastare quel silenzio adorante, per contemplare e comprendere nella fede il mistero della Pasqua. Per capire, cioè, che la morte del Signore è il suo passaggio al Padre, che riapre all’uomo la sorgente della vita; che il suo innalzamento sulla croce è la sua salita a Dio e dunque l’accesso della nostra umanità fragile e segnata dal peccato alla gloria e alla vita di Dio; e che il suo ultimo respiro è la consegna dello Spirito, che rende nuova ogni cosa; per capire, insomma, che colui che era morto, il Crocifisso, è il Vivente; e che in lui la morte è vinta per sempre.

Il silenzio della fede che contempla e medita può racchiudere tutto, ma noi abbiamo anche bisogno delle parole e dei segni: e la Veglia pasquale dà voce al silenzio di questa santa notte, e moltiplica i gesti e le parole proprio per aiutarci a comprendere che «tutto è compiuto», e che il sogno di Dio – quel sogno che si dischiude fin dalla prima parola creatrice, e prende forma e figura nelle vicende di Israele che abbiamo meditato nelle pagine del primo Testamento – quel sogno, che consiste nel farci suoi figli, santi e amati, si è compiuto nella Pasqua del Signore Gesù.

Il Risorto è davvero l’uomo perfetto, l’uomo come Dio lo ha sempre desiderato, l’uomo che accede alla sua pienezza non contrapponendosi a Dio, ma consentendo a Lui, affidandosi a Lui, vivendo senza riserve il sì dell’obbedienza filiale, perché riconosce che la morte è veramente tale solo per chi pensa di vivere chiuso in se stesso e nella pochezza del suo io; mentre la morte si muta in risurrezione e vita per sempre, quando è vissuta nella dedizione a Dio e nella ricerca lieta e generosa della sua volontà.

Perciò «Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì al peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio» (Rm 6, 10). E così, secondo le parole di Paolo che abbiamo ascoltato nell’epistola, si dischiude anche un progetto di vita per noi: «Anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù» (v. 11).

 

Che cosa significhi questo progetto di vita, ce lo dicono in modo particolare, all’interno di questa Veglia, le nostre due amiche e sorelle che tra poco riceveranno il Battesimo, saranno segnate col sigillo dello Spirito e parteciperanno alla mensa dell’Eucaristia.

Vi siamo davvero molto riconoscenti, carissime Greta e Maria, perché vi siete lasciate conquistare da Gesù Cristo, al punto di accettare di fare ciò che ci ricorda ancora l’apostolo Paolo: tra poco anche voi, per mezzo del battesimo, sarete «sepolte insieme con Cristo nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche voi possiate camminare in una vita nuova» (cf. Rm 6, 4).

Vi siamo riconoscenti, perché avete accettato di farvi guidare dallo Spirito del Padre e del Figlio e di lasciare che esso, mediante l’unzione crismale, vi renda sempre più conformi a Cristo; e vi ringraziamo perché, incominciando da questa notte santa ad accostarvi alla mensa del suo Corpo e del suo Sangue, potrete crescere in una comunione sempre più piena con Lui, che è il Capo, e con il suo Corpo, che è la Chiesa, e in particolare questa nostra Chiesa diocesana, che con gioia vi accoglie come sue membra.

Grazie, Maria e Greta, perché chi è cristiano «da sempre», o quasi, rischia di dimenticarsi che essere cristiani è dono, è grazia, ma è anche una scelta: voi ci ricordate che non si nasce cristiani, ma lo si diventa. Voi ci ricordate che il sì della fede non è mai scontato; e ci aiutate anche a capire che questi santi riti, che celebriamo ogni anno, non sono la ripetizione stanca di cose ormai invecchiate, ma rinnovano per noi la grazia pasquale, la grazia di essere battezzati nella morte del Signore, per camminare anche noi in una vita nuova, nella vita di Cristo.

Di questa vita, il mondo ha più che mai bisogno. C’è bisogno di donne e uomini che facciano entrare nella vita quotidiana il trionfo del Signore sul male e sulla morte; che sappiano inventare e compiere segni di speranza, di fronte alla disperazione; segni di pace, di fronte alla violenza; segni di unità, di fronte alle divisioni; che sappiano abbracciare, e non respingere; che sappiano perdonare, e non vendicarsi; che sappiano, come ci ricorda papa Francesco, costruire ponti, e non muri.

C’è bisogno, insomma, di uomini e donne della Pasqua: e questi sono i battezzati nella morte e risurrezione di Cristo: e in loro – in voi, Greta e Maria, e in noi che rinnoveremo con voi le promesse battesimali – il sogno di Dio, compiuto nella morte e risurrezione del suo Figlio Gesù Cristo, continuerà a farsi presente nel mondo.






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