|
“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato!”
Risuona forte l’appello del Papa che anche quest’anno ha inviato ai credenti e agli uomini di buona volontà un messaggio a difesa e a promozione della pace, grande dono di Dio all’umanità.
Custodire il creato è già squisita opera di pace.
Questo impegno, affidato alla responsabilità di tutti (e non solo ai responsabili delle nazioni!), ha come supporto indispensabile la certezza che tra Dio, gli esseri creati e l’intera creazione esiste un rapporto inscindibile, per cui ogni essere umano e l’ambiente naturale sono specchio dell’amore creatore di Dio. Le singole persone sono i custodi delle opere di Dio.
Dio, infatti, ha affidato all’uomo e alla donna (secondo il racconto del libro della Genesi, al cap. 2), il governo responsabile della creazione intera, che essi devono coltivare e custodire.
“L’essere umano, invece, si è lasciato dominare dall’egoismo, perdendo il senso del mandato di Dio, e nella relazione con il creato si è comportato come sfruttatore, volendo esercitare su di esso un dominio assoluto” (6).
Il degrado ambientale ha così provocato fenomeni quali ad esempio i cambiamenti climatici, la desertificazione, la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali. Uno sfruttamento dell’ambiente che ha raggiunto nella nostra epoca livelli preoccupanti, fino a temere conseguenze negative non solo per gli esseri viventi, umani e non umani, del presente, ma anche compromettendo il futuro di tutta l’umanità, delle generazioni future.
Tutto è dono di Dio, Creatore di tutti, e ogni elemento va difeso, specie la terra, l’acqua e l’aria, senza dei quali anche l’uomo rischia di distruggersi.
Della crisi ecologica devono assumersi la responsabilità storica soprattutto i Paesi industrializzati, mentre i Paesi meno sviluppati e in particolare quelli emergenti, non sono meno esonerati dalla propria responsabilità verso il creato.
La Chiesa, che ha il compito primario della formazione delle coscienze, deve però ricordare con forza che l’inquinamento ambientale è frutto di un inquinamento morale previo.
Esiste un patrimonio di valori che ha la sua origine ed è inscritto nella legge morale naturale, alla cui base c’è il rispetto di ogni persona umana e del creato. E’ una contraddizione battersi nella difesa del creato e di quanto in esso è contenuto e poi accettare l’aborto e l’eutanasia!
“Quando l’”ecologia umana” è rispettata, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio” (12).
? Quando, al contrario, non è affermata la inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, –dalla nascita fino alla sua fine naturale- quando la dignità della persona non ha il posto che essa merita e non è considerata un valore in se stessa e in relazione agli altri, quando la famiglia non è riconosciuta nella sua insostituibile missione educativa, ci si deve forse meravigliare se anche il libro della natura finisce per essere sminuito?
E’ indispensabile comprendere che il Creatore ha inscritto nella sua opera una medesima “grammatica”, affidando all’uomo un ruolo ben definito: egli non può abusare né abdicare al suo esigente compito di amministratore del creato, così come non può assolutizzare il potere della tecnica e della scienza, che devono essere invece sempre ritenute come un mezzo a sostegno della dignità umana e mai come fini.
Se vogliamo affrontare il degrado ambientale, di cui facciamo triste esperienza ogni giorno, perché la terra ritorni ad essere un giardino, è necessario che ognuno di noi adotti “nuovi stili di vita”, mediante i quali le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti, siano improntati dalla ricerca del vero, del bello e del buono, dall’amore per il prossimo e dal rispetto per la natura.
Si tratta di passare da una visione utilitaristica della vita, in cui non c’è posto per gli altri, ma solo per se stessi, a una visione fondata sulla solidarietà interpersonale, in cui gli uni sono responsabili degli altri e insieme custodi dell’intera creazione.
Proteggere l’ambiente naturale più che una imposizione dovuta alla gravità della situazione deve diventare una scelta, da tutti condivisa.
In questo modo ciascuno di noi può dirsi costruttore della pace!
|